Dio e l’origine del male – risposta (parte II)

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La visione antropocentrica della realtà (antropocentrismo che definirei come un teocentrismo ‘applicato in terra’ poiché l’uomo è immagine di Dio) è, secondo me e soprattutto secondo la Bibbia, giustificabile inizialmente solo riguardo alla realtà terrena, in quanto l’uomo è creato come centro del suo universo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua assunzione alla destra del Padre (con il suo corpo umano spiritualizzato) l’uomo non è unicamente centro dell’universo proprio ma diventa addirittura centro dell’Universo di Dio.

La questione della teodicea non è un problema semplice da spiegare per la nostra mente limitata da una visione unilaterale. Eppure possiamo dire che il male è arrivato nel mondo non come opera di Dio, ma come opera del maligno che è una creatura (non un dio cattivo contrapposto al Dio buono). L’uomo è stato ingannato dall’astuzia di Satana e ora tutto il male nel mondo ha origine NON in Dio, che è solo amore, ma in Satana, che inizialmente era in una posizione importante fra gli angeli di Dio, ma che poi, a causa della sua corruzione (desiderava occupare il posto di Dio) è stato espulso dalla presenza di Dio.

Ora, se Dio, attraverso suo Figlio ha ottenuto la vittoria sul male e il maligno, come mai c’è ancora il male nel mondo? La Sua vittoria è difettosa? Con la croce Gesù Cristo ha schiacciato la testa del serpente come profetizzato in Genesi. La vittoria è stata completa, però Lui non è tornato ancora a prendersi il suo regno. Il suo regno è uno di pace e di giustizia che NON è ancora attuato sulla terra. Il principe di questa terra (cioè Satana) e il suo operato non è stato ancora annientato. Il regno di Dio verrà con la distruzione della terra contaminata dal peccato e l’instaurazione di una nuova creazione, ripristinata, come agli inizi l’Eden. Fino allora il male ci sarà nel nostro mondo … e anche in abbondanza soprattutto nei tempi ultimi. C’è da aggiungere questo: anche se il male regna ancora nel mondo, sono molti i mali che Dio impedisce. Con la sua malvagità, Satana avrebbe ormai distrutto il nostro pianeta. Lo stesso libro di Giobbe e anche l’Apocalisse (7: 1-3) svela come Satana non può fare veramente tutto ciò che gli passa per la testa.

Il mito della giustizia retributiva su questa terra è smontato dal libro di Giobbe. Nel caso di Giobbe la sua sofferenza è una prova ma attenzione, non è un male mandato da Dio ma da Satana (con il permesso di Dio) che trasforma il male in una prova. Anche i Salmi rivelano che molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano (per ora). Questa non è una retribuzione giusta ma il risultato di un mondo imperfetto, una conseguenza della presenza del peccato qua giù. Dio punirà il peccato solo alla fine. È ovvio, quando un uomo malvagio oltrepassa un certo limite, gli può arrivare addosso il giudizio di Dio in modo anticipato. È altrettanto vero tuttavia che Dio è il grande Artista che usa il male prodotto da Satana per impartire lezioni ai suoi amati. Non vuol dire che Satana è il suo alleato ma semplicemente che un male può diventare nelle mani di Dio uno strumento di salvezza per correggere, fortificare la fede, o intensificare il bisogno di Dio che altrimenti non sarebbe avvertito. Le altre sciagure sono mali non necessari né per punire, né per qualche scopo pedagogico. Sono semplicemente ‘fuoriuscite’ di una natura che è in attesa di essere redenta insieme all’uomo (Romani 8: 19-23) oppure sono le opere di Satana che influisce sui meccanismi della natura e degli ingegni umani per fare del male.

Abramo è un caso speciale nella Bibbia. Infatti, è unico. Abramo è il simbolo di Dio che dovrà lasciar uccidere suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Nella sua provvidenza, Dio ha scelto un uomo giusto che doveva annunciare il grande piano di salvezza nel mondo pagano e quello dell’avvenire. Dio lo mette alla prova (pur sapendo che l’esito sarà positivo), per annunciare attraverso lui e il suo figlio la salvezza all’umanità. Una prova tremenda, ma questo sacrificio di Isacco era il tipo del sacrificio di Cristo (antitipo). E non era uno scherzo, anzi era la cosa più seria per l’umanità.

Se si ama Dio, abbiamo fede in Lui. Se abbiamo fede in Lui potremmo aspettare con fiducia la redenzione escatologica di Gesù Cristo. Il molteplice e il divenire che sono i nostri attributi si uniranno con l’Uno, l’Unico, il Semplice, che comprende in Sé tutte le cose, permeandole con il suo grande Amore. Nondimeno possiamo fare questo sin da adesso, qualora lasciassimo Cristo vivere in noi. Il nostro essere diventa semplice (con un solo centro in Cristo) senza duplicità o ipocrisia, in unità con il Datore della vita, dell’amore e della pace.

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Cosa vuol dire salvezza al di fuori della Chiesa (di Vito Mancuso)

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In seguito all’articolo apparso su La Repubblica (28/04/09) ho fatto le seguenti considerazioni:
Salve prof. Mancuso

Ho seguito i Suoi articoli sul giornale e li ho apprezzati. Nell’ultimo articolo oltre il giusto discorso di difesa su cosa sia o non sia la gnosi c’è però una cosa che non mi è chiara: la questione della “storia particolare” che cioè lega la salvezza all’evento storico della croce. Lei dice che questo porta alla inesorabile pretesa di extra ecclesiam nulla salus. La mia perplessità è legata alla impossibilità (secondo me) di legare la salvezza ad altro. Certo, per una Chiesa che lega la salvezza alla partecipazione della grazia come un mistero fruibile solamente attraverso lo strumento-Chiesa non si può fare almeno di questa dottrina (conducendo così all’idea che l’umanità prima di Cristo non poteva essere salvata).
Io direi che la Chiesa è universale perché raduna l’umanità di tutti i tempi e di tutte le credenze perché ognuna ha una certa verità ma soprattutto perché la grazia di Dio ha la predisposizione di includere e non di escludere, tenendo conto dei tempi di poca conoscenza. (Da qui, vale a dire dal bisogno di ripensare la nostra religiosità alla luce della nostra sempre nuova conoscenza, il dovere di esercitare la coscienza al livello teologico che Lei ribadisce sempre).
In questa prospettiva la salvezza universale è determinata sì da una storia particolare ma che ha un valore universale (anche retroattivamente rispetto l’evento storico della croce) perché Cristo è il secondo Adamo che include in lui tutta l’umanità redenta.

Distinti saluti,
Liviu Anastase
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Vito Mancuso a me
La ringrazio moltissimo per l’interesse verso il mio lavoro. Mi piacerebbe
rispondere come la sua lettera merita, ma sono travolto dalle email: spero
che mi comprenda.
Un caro saluto!
Vito Mancuso
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Forse qualcuno fra di voi, cari lettori, sa la risposta e me la vuole dare.
Grazie!

‘Unica Chiesa’, dialogo con Vito Mancuso

6 commenti

Vedi anche la pagina: 

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-15/cattolica-unica-chiesa/cattolica-unica-chiesa.html

Liviu Anastase to Vito
show details Mar 22
Reply
 

Egregio sg. Vito Mancuso,

 

Vorrei chiedere il suo parere sulla questione dell’ortodossia del concetto di Unica Chiesa. È ammirevole la disponibilità al dialogo fra i “diversi” nel campo religioso (e non solo) auspicata dal Mons. Ravasi, idea espressa magistralmente anche il 27.02.08 a Roma (Università La Sapienza). Pensiero concordante con laNostra Aetate del concilio Vaticano II – ma che sembra purtroppo leggermente diversa dalla nozione di “Chiesa unica”. Accettiamo il dialogo almeno come un valore morale (il luogo dove si esprimono le relazioni umane) se non si riesce farlo per quanto riguarda la sua validità teologica (intravediamo Dio anche attraverso l’immagine di Dio insita nell’altro)! Penso che la concezione della comunità ecclesiastica esclusiva dei candidati alla redenzione non accolga appunto l’eventuale contributo di un’economia parziale proposto magari da un cristiano anonimo (Karl Rahner) o perfino da un laico.

Distinti saluti,
 
Liviu Anastase

 

RELIGIONE & SCIENZA (dialogo con Vito Mancuso)

4 commenti

Libro di riferimento: L’anima e il suo destino, di Vito Mancuso

[Argomento: “protestantesimo” (inteso nel senso di ‘protesta’ all’ordine attuale)]

Egr. Prof. Vito Mancuso,

 

La sua posizione sull’anima sembra non essere cattolica. Il dualismo platonico / cattolico sembra sia combattutto dalla sua teologia (che secondo me è anche quella biblica) del principio di vita che torna semplicemente al Creatore. La sua, come d’altronde quella biblica, pare un’accezion olistica dell’essere umano che poi lascia spazio ampio alla convinzione che l’inferno ha una sua cronologia (durata) e non e eterno. 
Mi coregga se sbaglio.