Commento al: PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI … così ha inizio il grande inganno, di Luigi Di Bianco

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La visione democritea atomistica e forse anche panteistica dell’universo non lo sento molto vicina, per non dire altro. Certo, neanche il dualismo platonico, cartesiano o altro non mi è molte caro. Sono piuttosto per una visione olistica dell’uomo e dell’universo, perché l’uomo senza il suo habitat non potrebbe esserci o essere uomo. Tutto è molto legato ai e dai “neuroni di Dio” ma inteso come dalla sua mente. Tutto somiglia ed è imparentato perché Dio è creatore di tutto. Noi siamo solo una minuscola parte della sua creazione, siamo come la povere sulla bilancia o come l’erba del campo. La grandezza dell’universo dimostra la grandezza del nostro Dio. L’uomo non è il centro dell’universo, e neanche il nostro pianeta lo è. Siamo anche noi fra gli esseri che Dio ha creato. L’uomo però è al centro dell’attenzione perché si è allontanato da Dio e oltretutto perché Dio stesso è diventato uomo e lo è tutt’ora e lo sarà sempre. Il Padre nostro è ovunque ma è anche Deus absconditus che è Altro da me. Infatti, la molteplicità che Parmenide non riconosceva nemmeno come ‘essere’, è la caratteristica del divenire (di quello che appare e scompare), quindi si riferisce anche all’uomo. Se Dio sarebbe tutto in tutti e in tutto sarebbe anche Lui molteplice, dunque un non-essere. Invece Dio è Colui che è, fonte di ogni essere. Un essere che differisce da lui appunto perché non è della stessa essenza, ma è ontologicamente alterità.

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