Dialogo con Luigi Di Bianco sullo scorrere del tempo

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Caro Luigi

Purtroppo non sono così bravo in fisica da poter valutare bene questo scritto da cui sembra di capire che, infatti, il tempo non esiste, ma solamente un certo “presente” continuo. Così, il problema del divenire rimane irrisolto. Anche se succedesse in tempi diversi (secondo la percezione della pluralità dei mondi) il mutamento delle cose è ‘registrabile’ non necessariamente dagli esseri ma anche dalle macchine. I Milesi sono i primi a porsi questo problema: cioè come mai le cose cambiassero di forma, nella qualità e negli effetti reciproci (per loro la spiegazione era semplicemente che il cambiamento è dovuto alla graduale condensazione e rarefazione della materia del mondo). Se il tempo veramente sarebbe inesistente, o un eterno presente, tutto sarebbe immutabile, inclusi gli uomini. Tutto nell’universo sarebbe un essere puro o addirittura un non-essere. In questo modo tutto sarebbe un’apparenza dell’essere. La scuola eleatica parla dell’essere perfettamente uguale in ogni ente. Dunque, si esclude l’alterazione qualitativa negli esseri. (Parmenide nega ogni realtà indipendente tanto allo spazio quanto al tempo). Sembra un tentativo fantastico ma forse dà un’idea della uniformità del tempo, anche se percepito ‘con ritardo o anticipo’ da disparati enti. Oppure, peggio, infirma la teoria che il passato ed il futuro esistono permanentemente, poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.
Poi, in quello che dice Severino potrei delineare una parte vera: l’essere è eterno, ma questo è l’Essere che ha in sé l’essenza dell’essere. Un essere limitato in tempo non può essere eterno, perché il declino e il non-essere lo soppianta.

Caro Liviu

Innanzitutto grazie di cuore per avermi dedicato parte del tempo prezioso.

Riflettendo sui tuoi commenti mi sono reso conto che la mia tesi ha ancora dei punti importanti da chiarire.

Ma prima vorrei precisare alcune cose che forse non erano ben chiare nell’articolo.

Non dico che il tempo ‘non esiste’ ma solo che il tempo è indissolubilmente legato allo spazio nello spaziotempo quadridimensionale, che secondo alcuni, fra cui Einstein, è stabile e immutabile.

Nello spaziotempo statico e immutabile esistono, realmente, sia l’evento del mio aprire la tua e-mail qualche momento fa sia l’evento del mio cliccare il bottone “invia” fra qualche minuto. Ambedue gli eventi sono sulla mia “wordline” (sequenza di eventi nel tempo relativi al mio corpo). In particolare, la “worldline” delle mie cellule cerebrali cioè la successione nella memoria degli eventi nello spaziotempo contiene, ora, la registrazione del mio aprire la tua e-mail ma non contiene ancora la registrazione del secondo evento “invio”. Solo quando la coordinata tempo delle mie cellule cerebrali sarà più grande della coordinata tempo dell’evento (preesistente) “invio” allora la mia coscienza registrerà l’evento in memoria. Quindi è solo nella mia coscienza che gli eventi accadono e le cose mutano in continuazione; nella realtà gli eventi e le cose mutate sono già lì prima che vengano registrati nelle coordinate spaziotempo dalla nostra coscienza. La domanda a cui al momento non so dare una risposta è: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?”

Qui entro in crisi!

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è la frase:

“ … poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.”

In effetti definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico è quello che ha cercato di fare Spinoza (oltre che Parmenide). La differenza fra Spinoza e Parmenide sta forse nell’aggettivo “indifferente ” . Per Spinoza l’ unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Caro Luigi

Dicevo che sembra che il tempo non esista nel senso che pare (detto in modo semplicistico) passato, presente, futuro tutto insieme. Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile. Il tempo è solo uno scorrere convenzionale, scandito da noi con unità di misura temporali (derivanti giustamente anche da segnali oggettivi cosmici come il calar del sol o il movimento della luna nel cielo). Da qui la distinzione che tu fai dicendo che lo scorrere del tempo è registrabile solo dalla nostra coscienza (dunque è un tempo interiore). La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento? Guardare una rappresentazione grafica di uno svolgimento temporale è un’illusione della nostra coscienza o un dato empirico incontestabile? Io rispondevo qui con una parola: il divenire delle cose. Forse così si potrebbe rispondere alla tua domanda: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?” Il divenire mostra dei mutamenti nelle cose e i mutamenti producono cambiamenti di percezione che si imprimono nella coscienza come cambiamenti di stato nella nostra immagine della realtà.

Per Spinoza l’unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Sono d’accordo con te! Ma si parla pur sempre di una derivazione di essenza, non della stessa Sostanza unica che incorpora tutto l’universo. La teoria che ritenevo insufficiente era la definizione del tutto (creato e increato) come una Sostanza unica (indifferente o meno). La derivazione implica una discontinuità ontologica fra le essenze (o sostanze). L’essenza di Dio è differente dell’essenza degli esseri derivanti da Dio. Spinoza dice che soltanto Dio esiste e agisce per sola necessità della sua natura perché solo Dio è causa libera. E “dalla necessità della natura divina devono derivare infinite cose, in infiniti modi” perché “la sostanza assolutamente infinita è indivisibile.” (osservare come non si tratta di un frazionamento della sostanza ma di una derivazione di sostanza). Quindi, l’essere non è una cosa unica (aggiungo: che poi magari dovrebbe definire il tempo in modo univoco e indistinto). In questo vedo io la differenza tra Parmenide e Spinoza. Il primo crede nel corpo unico (indifferente) e il secondo in una Sostanza unica da cui derivano altre infinite cose (sostanze). In fondo, anche il cristianesimo porta questa grande novità: è una re-ligione della persona. Una religione della relazione personale. Questo implica più persone, più ipostasi, più modi o forme d’essere, più essenze che sono: Causa prima (Dio) e cause seconde (gli uomini).
La Bibbia dice: per Dio un giorno sono come mille anni, per l’uomo tutti i giorni sono uguali. Aggiungo ora un’ultima cosa. Sappiamo che per l’uomo, la recezione del tempo dipende dall’intensità del provato: lo stesso intervallo in condizioni (sensazioni) diverse si dispiega in modo incongruente. Questo indica il fatto che siamo esseri spirituali e che viviamo nel tempo dello spirito. Possiamo vivere momenti nel nostro spirito interno o nel Spirito divino esterno. Possiamo vivere momenti di felicità esistenziale o di contemplazione del divino. A seconda del modo di vivere i momenti si possono intrecciare, accorciare, sovrapporre. Allora diceva bene Agostino che il tempo “è un’estensione dell’anima”!

Caro Liviu

Scrivi:
“Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile.”

Siamo sostanzialmente d’accordo. Il tempo è percepito da noi umani come instabile e mutabile ma questa percezione non corrisponde alla realtà (stabile e immutabile). Secondo me per trovare la Realtà stabile e immutabile non occorre andare oltre la Natura. L’universo fisico quadridimensionale può contenere tutti gli eventi passati, presenti e futuri in un blocco stabile ed immutabile di spaziotempo. Questa è la mia impressione.

Più avanti scrivi:
“La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento?”

Ho cercato di vedere la differenza di comportamento fra cervello umano e macchina da presa nella registrazione di un mutamento (una lampadina spenta che all’improvviso si accende).

Ho disegnato il seguente diagramma spaziotempo. Lo spazio è rappresentato sull’asse orizzontale e il tempo sull’asse verticale. Chiaramente questa è un semplificazione della realtà nel senso che lo spazio dovrebbe essere definito da tre coordinate (x,y,z) mentre in questo diagramma tutto lo spazio è rappresentato dalla sola coordinata x. Ma questo non cambia il senso del discorso.

diagramma

Nel diagramma sono considerati tre oggetti fermi (stazionari uno rispetto all’altro) posizionati ad opportune distanze l’uno d’altro. Abbiamo una lampadina inizialmente spenta, una macchina da presa ed un cervello umano con il suo sensore (l’occhio). Siccome i tre oggetti sono fermi, la loro posizione non cambia nel tempo. Ciò è rappresentato nel diagramma dalle linee verticali (per esempio: la lampadina è nel punto spaziale x1 al momento t1, al momento t2 ed anche al momento t3, quindi è ferma). La linea rossa rappresenta la storia della lampadina nello spaziotempo e si chiama “worldline” della lampadina. Similmente esiste una worldline (azzurra) della telecamera ed una worldline (verde) del cervello. Sono rette verticali perché la telecamera ed il cervello non si muovono nello spazio.

Inizialmente, diciamo al tempo t0, la lampadina è spenta e tutto è fermo. Ad un certo momento però si verifica un mutamento: al tempo t1 la lampadina si accende per un attimo. In altri termini, nello spaziotempo di coordinate x1,t1 si verifica un evento che ho chiamato E1. A seguito dell’evento, un impulso luminoso parte dal punto nello spazio di coordinata x1 e, viaggiando alla velocità della luce, si diffonde nello spazio circostante. Le due linee gialle che si dipartono dall’evento E1 delimitano il cono di luce che si diffonde a partire dall’evento.

Per raggiungere la telecamera l’impulso luminoso impiega un certo tempo. Può essere qualche nanosecondo se consideriamo la sorgente luminosa sulla terra (una lampadina) o qualche milione di anni luce se la sorgente luminosa è l’esplosione di una supernova nello spazio. Il discorso non cambia.

Quando il raggio luminoso interseca la wordline della telecamera si verifica un secondo evento: l’evento E2.

Un evento è “un fatto” che si verifica in certo punto dello spazio ed in un certo momento. Ora sappiamo che E2 si verifica nel punto dello spazio x2 e al tempo t2, ma qual è “il fatto” che si verifica? Ovviamente la registrazione dell’immagine della lampadina accesa sulla pellicola o nella memoria della telecamera.

Il cervello umano ed il suo sensore di luce si trovano ad una distanza maggiore. L’impulso luminoso impiega quindi un tempo maggiore. L’evento E3, memorizzazione dell’immagine della lampadina accesa nel cervello, si verifica nello spaziotempo x3,t3.

Non esiste alcuna differenza fra il meccanismo di registrazione nella videocamera e di registrazione nel cervello.

In conclusione, hai ragione, è proprio così: “ non solo noi, ma anche una macchina da presa registra il mutamento”

E allora? Questo prova che esiste un mutamento della struttura dello spaziotempo quadridimensionale (fuori dalla nostra portata sensoriale) in esame? Assolutamente no. Il blocco di spaziotempo preso in considerazione rimane invariato: esso comprende la lampadina spenta, l’evento E1 (lampadina accesa), l’evento E2 (registrazione nella videocamera) e l’evento E3 (registrazione nel cervello).

Lo spaziotempo stabile e immutabile può essere immaginato come un blocco di ghiaccio, gli eventi come piccole bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio.

Interessante e dettagliata la descrizione degli eventi nello spaziotempo con il metodo dei diagrammi di Minkowsky!

Il Sabato

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 Sabato, dimensione temporale della compartecipazione al divino

 

 Libro di riferimento:  “Il Sabato” di Abraham J. Heschel

                                                     

Motto:

Tutto quello che occorre per santificare il tempo è Dio, un’anima, e un momento.

 

L’osservanza del comandamento di riposare nel settimo giorno vuol dire lavorare sei giorni con le cose dello spazio ma essere innamorati dell’eternità (Sabato). Nei giorni lavorativi lottiamo con il mondo (presenza nello spazio); nel settimo giorno cerchiamo di dominare il nostro io, stando in umiltà davanti a Dio (presenza nel tempo). La gioia del possesso è forse un antidoto al terrore del tempo, però non possiamo conquistare il tempo attraverso lo spazio. Questo è la realtà che noi affrontiamo, ma non possediamo in quanto inafferrabile. Possiamo dominare il tempo soltanto nel tempo. L’atto con cui possiamo farlo è la presenza spirituale nel tempo. Il Sabato è lo spirito sotto forma di tempo, è la presenza di Dio nel mondo, aperta all’anima dell’uomo. Il momento presente esiste perché Dio è presente. Il Sabato esiste perchè Dio esiste.

Il problema è come non essere assenti quando il tempo è presente. E ogni momento è una presenza che reca con sé una grande distinzione, ed è peccato credere nella identicità, poiché nessun istante ha dei precedenti. Ogni momento è un nuovo  arrivo della presenza di Dio nel mondo. Questo arrivo chiede di essere salutato, chiede che l’umano abbracci il divino. Non dobbiamo lasciarci sfuggire il momento, anzi dobbiamo riempirlo di un significato. Ciò che resta nell’anima è quel momento di intuizione più che un luogo dove l’atto si è svolto. Un momento d’intuizione è una fortuna che ci trasporta oltre i confini del tempo misurato. La vita spirituale comincia a decadere quando non riusciamo più a sentire la grandiosità di ciò che è eterno nel tempo. Sabato non è un interludio, ma un culmine del vivere. Il riposo perfetto è un’arte, il risultato di un’armonia tra il corpo, la mente e l’immaginazione. La ragione è che il settimo giorno è una miniera nella quale si può trovare il prezioso metallo dello spirito con cui costruire il palazzo nel tempo, una dimensione in cui l’umano si sente come se fosse in presenza con il divino; una dimensione in cui l’uomo aspira a raggiungere la somiglianza con il divino.

Il rituale ebraico può essere caratterizzato come l’arte delle forme significative nel tempo, come architettura del tempo. Non c’è santità nello spazio. Dio è dappertutto, non può essere in un luogo preciso. A nessun oggetto dello spazio viene attribuito il carattere della santità come per il tempo (Sabato). La santità del tempo sabatico stabilitasi alla creazione, sarebbe stata sufficiente per il mondo; ma la santità dello spazio (Santuario) era un compromesso necessario per corrispondere a una richiesta che il popolo rivolgeva a Dio. L’essenza del Sabato è completamente al di fuori dello spazio. Sabato ed eternità sono una cosa sola – o della medesima essenza. Il Sabato ci mette in sintonia con la santità del tempo. Il Sabato è un esempio del mondo futuro. In questo giorno siamo chiamati a partecipare a ciò che è eterno nel tempo, a volgerci dai risultati della creazione al mistero della creazione; dal mondo della creazione alla creazione del mondo. Infatti, il Sabato è un ricordo dei due mondi: questo mondo e il mondo futuro; esso è un esempio di entrambi i mondi. Il Sabato è gioia, santità e riposo; la gioia è parte di questo mondo, la santità e il riposo sono del mondo futuro.

Sperimentare il sapore dell’eternità è la vita eterna nell’ambito del tempo. Un requisito importante per essere capaci di affrontare e accogliere il presente è il senso di anticipazione, il cui opposto è, invece, l’evasione e il timore dei momenti futuri. L’uomo agisce e reagisce nei confronti di quel che incontra o conosce, cioè degli esseri che gli sono concomitanti, che gli stanno di fronte. Ma stabilisce un rapporto anche con ciò che non è ancora entrato nell’esistenza. L’uomo si rapporta tanto a ciò che esiste quanto a ciò che potrà o non potrà esistere. Pertanto i due modi fondamentali con cui egli si pone in rapporto con le cose sono il confronto e l’anticipazione. La benedizione dell’esistenza si rivela nella facoltà di anticipare il futuro. L’esistenza comporta la visione, la speranza, la capacità di attendere.

Il tempo è il prodotto dell’eternità in azione, ossia l’eternità in movimento. I giorni dello spirito non svaniscono mai. La materia si disolve ma un atto non muore mai. La materia è ricordo di momenti, è tempo accumulato, congelato. Così la fede è il concretizzarsi di tanti momenti di meraviglia. Vivere in modo spirituale, creativo è convertire le cose dello spazio in momenti di tempo. Il sacro non è presente nella materia stessa; è una preziosità che viene conferita alle cose da un atto di consacrazione e persiste in forza del rapporto con Dio. Come eternità, l’essenza del tempo è attaccamento, la comunione. Il settimo giorno è come un palazzo nel tempo come un regno per tutti. Il tempo non è perso quando sai esaltare la coincidenza del tuo essere con tutti gli esseri: lo spazio divide (Babele) invece il tempo (Sabato) unisce. Non è una data ma un’atmosfera; non un diverso livello di coscienza ma un clima diverso; è come se in qualche modo fosse cambiato l’aspetto di tutte le cose.

L’immagine, una cosa dello spazio, divenne portatrice delle verità, involucro di una presenza, di una grazia, dotata non soltanto di santità ma anche di vita. Siamo chiamati a essere un’immagine nel tempo, a vivire come immagine ed esempio di Dio. La Sua presenza non è una cosa dello spazio, ma la continuità stessa per cui io sono. Egli non è soltanto di fronte a me, ma è il mio stesso essere come continuo essere creato. La creazione è il linguaggio di Dio, e il Tempio è il Suo canto, mentre le cose dello spazio ne costituiscono le consonanti. Santificare il tempo significa cantare le vocali all’unisono con Lui.