Commento al: PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI … così ha inizio il grande inganno, di Luigi Di Bianco

Lascia un commento

La visione democritea atomistica e forse anche panteistica dell’universo non lo sento molto vicina, per non dire altro. Certo, neanche il dualismo platonico, cartesiano o altro non mi è molte caro. Sono piuttosto per una visione olistica dell’uomo e dell’universo, perché l’uomo senza il suo habitat non potrebbe esserci o essere uomo. Tutto è molto legato ai e dai “neuroni di Dio” ma inteso come dalla sua mente. Tutto somiglia ed è imparentato perché Dio è creatore di tutto. Noi siamo solo una minuscola parte della sua creazione, siamo come la povere sulla bilancia o come l’erba del campo. La grandezza dell’universo dimostra la grandezza del nostro Dio. L’uomo non è il centro dell’universo, e neanche il nostro pianeta lo è. Siamo anche noi fra gli esseri che Dio ha creato. L’uomo però è al centro dell’attenzione perché si è allontanato da Dio e oltretutto perché Dio stesso è diventato uomo e lo è tutt’ora e lo sarà sempre. Il Padre nostro è ovunque ma è anche Deus absconditus che è Altro da me. Infatti, la molteplicità che Parmenide non riconosceva nemmeno come ‘essere’, è la caratteristica del divenire (di quello che appare e scompare), quindi si riferisce anche all’uomo. Se Dio sarebbe tutto in tutti e in tutto sarebbe anche Lui molteplice, dunque un non-essere. Invece Dio è Colui che è, fonte di ogni essere. Un essere che differisce da lui appunto perché non è della stessa essenza, ma è ontologicamente alterità.

Annunci

Breve commento al “Determinismo o libero arbitrio?” di Luigi Di Bianco

Lascia un commento

Caro Luigi
Conosco abbastanza il tuo pensiero su questo argomento (e forse ne saprai anche tu il mio). Direi solo una cosa, che sarebbe bene che tu considerassi: lo scienziato pazzo, di cui parlavi nelle conclusioni, sceglie di distruggere il mondo, è libero di farlo in virtù del suo libero arbitrio, ma non è detto che Dio scelga di permetterli di farlo fino alla fine. Dio, perché onnipotente e onnisciente, può impedire l’attuazione della follia dell’uomo (o del demonio). Dio, nella Bibbia, ha predetto il ritorno di Cristo, che metterà fine al mondo presente (e non sarà certo un pazzo a farlo). Il pazzo non è meno libero perché Dio gli impedisce di distruggere l’umanità (poiché comunque ha fatto la sua scelta di distruzione del mondo anche se non riesce a compierla). E Dio non è meno Dio se tollera un pazzo che pianifica e prova di distruggere il mondo.

——————–
Caro Liviu.

Certo che conosco il tuo pensiero. Il tuo commento lo avevo previsto.

Come prevedo anche che la mia replica ti lascerà perfettamente indifferente. J

Così Dio, a un certo punto, revoca il libero arbitrio e si riprende la sua onnipotenza.

Ma perché lo può fare solo nel caso dello scienziato pazzo? Non può revocare anche il mio libero arbitrio se io decido di suicidarmi?

Non può revocare il libero arbitrio di un rapinatore di sparare sulla gente?

Certo che può dirai, Dio è onnipotente! Appunto.

In quanto onnipotente, Dio stabilisce quando l’Uomo può decidere autonomamente e quando no.

Il libero arbitrio quindi non c’è perché limitato dalla potenza di Dio.

C’è solo la Grazia come diceva S.Agostino.

—————-

Caro Luigi

È vero. Finalmente siamo d’accordo: il libero arbitrio è parziale, quindi che non prenderà una piega assolutista, appunto perché l’uomo non è onnipotente come Dio.

Discussione sull’articolo di Luigi Di Bianco: “Il Cardinale Carlo M. Martini risponde sul grande mistero del male”

1 commento

Caro Luigi

Ho letto con interesse il tuo ultimo articolo. [Grazie per avermi citato!]

L’insegnamento della religione nelle scuole (secondo me) non dovrebbe esserci, perché ruba spesso anche l’ultima chance ai bambini di amare Dio e la Chiesa. Il luogo per imparare questi insegnamenti non è la scuola ma la famiglia – in piccola età – e poi la chiesa (catechesi). Il tuo concepire Dio come despota non ti aiuta molto. Infatti, non c’è molto da fare, perché il limite fra credere e non credere è molto sottile, direi molto soggettivo (nel senso che è individualizzato). L’altra volta ti ho detto che il punto è questo: credere o non credere. Vorrei andare avanti con questo ragionamento dicendoti che il credere o non credere è determinato semplicemente dalla tua esperienza. Se una persona non ha vissuto l’esperienza con Dio, gli è facile trovare delle irregolarità o contraddizioni nella sua interpretazione della Bibbia e del Dio della Bibbia. Come per esempio questa tua ricezione di un Dio che ama vedere il sacrificio degli innocenti (animali o Cristo) che veramente sarebbe una cosa abominevole (se fosse vera). Invece, uno che ha esperienza di Dio, e sa che Dio non è così, ti può confermare in base alla sua percezione, che Dio è invece uno che preferisce (pur di salvare l’uomo) piuttosto immolare sé stesso che punire (giustamente) l’essere che non ubbidisce alla legge morale (che pure ogni uomo di buon senso ha nel suo profondo). Questo Dio è proprio l’opposto del Dio della tua teoria: non è un Dio che ama vedere il sangue altrui, ma che vuole salvare dando il suo sangue. Il sacrificio non è per soddisfare la sua sete di violenza, ma proprio per salvare l’uomo dalla violenza e dalla morte eterna. Cristo si sacrifica, sconfigge il male, il male è annientato per l’eternità, dunque niente più morte, niente più violenza. Purtroppo questo è il solo modo che esiste per farlo.

Ora, sapendo dall’inizio che la disubbidienza avrebbe portato l’umanità alla morte perché Dio non l’ha impedito in un certo qual modo? Prima di tutto il male c’era già perché Lucifero in cielo voleva spodestare Dio. Allora perché non l’ha eliminato prima di diffondere il suo veleno? Se Dio lo faceva significava che Dio temeva Satana e che in fondo in fondo forse questi aveva ragione. Sicuramente si sarebbe trovato un altro (o peggio, molti altri) a prendere il posto di Satana e continuare di combattere Dio e le sue verità “incontestabile”.

——————————————————————
Caro Liviu,

Grazie per le tue riflessioni.

Dici giustamente che credere e non credere è determinato semplicemente dall’esperienza. Quindi concordi con me che non abbiamo libertà di credere o non credere.

Per quanto riguarda “… tua ricezione di un Dio che ama vedere il sacrificio”:

io non credo in un Dio che ama i sacrifici. Il mio non è un Dio Persona. Dico solo che il Dio della Bibbia ama i sacrifici. Dal mio articolo: Nella Bibbia, nel Levitico, 1-7, sono descritti in dettaglio i vari tipi di sacrifici, le modalità rituali e persino le tariffe sacerdotali. Il Signore gradisce molto i sacrifici e in modo particolare il profumo della carne cotta: la frase “ … sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore ” è ripetuta ben sei volta nel Levitico, 1-3.

Forse mi dirai che questo è solo un linguaggio simbolico …

Più avanti dici:
“Dio è invece uno che preferisce (pur di salvare l’uomo) piuttosto immolare sé stesso che punire (giustamente) l’essere che non ubbidisce alla legge morale”

Mi dispiace, ma questa idea di Dio è, per me, assolutamente inadeguata. E’ un Dio che agisce con le passioni e la psicologia umana e non è perfetto. Perché non è perfetto?

In base a quanto tu dici Dio agisce per raggiungere uno scopo, un obiettivo finale: la salvezza dell’uomo. Ma avere un obiettivo significa tendere al raggiungimento di qualcosa che non si ha.

Ora, per definizione, un Ente è perfetto quando non manca di niente, ne consegue che il tuo Dio-Padre, sarà pure amorevole, ma non è perfetto.

Il Dio in cui io credo è invece assolutamente perfetto, onnisciente e onnipotente.

Ancora più avanti scrivi:

“Cristo si sacrifica, sconfigge il male, il male è annientato per l’eternità, dunque niente più morte, niente più violenza.”

Purtroppo non mi sono accorto che il male è stato sconfitto 2000 anni fa. Il male sulla terra c’era prima di Cristo e continua ad esserci dopo Cristo … anzi ! Proprio in nome di Cristo sono stati perpetrati atti di violenza impensabili.

Poi scrivi:

“ho l’impressione che questa appacificata rassegnazione non porti a qualcuno una vita serena e tanto meno felice.”

In questo caso, non hai capito il contesto dell’espressione ‘appacificata rassegnazione’. Nella mia prospettiva, l’appacificata rassegnazione (o accettazione) è solo la risposta alla sofferenza e al dolore.

Non è la regola di vita. La mia idea di serenità e felicità deriva dalla percezione dell’unitarietà della Natura e dal sapere che niente accade al mondo che non sia il volere di Dio. Almeno per me, questa percezione mi fa sentire in pace con me stesso, con gli altri e con tutto l’Universo. E’ questa la felicità? Dipende da cosa s’intende per felicità. Riprendo la mia definizione di felicità dal mio primo articolo su Positanonews: “ La felicità è una condizione di gioiosa serenità, di contentezza tranquilla ma pervasiva, che nasce da una condizione mentale di armoniosa unione del mio ‘io’ con me stesso, con gli altri, con la natura, con il Tutto. ” Se questa è la felicità, sì, allora io sono felice.

Dio e l’origine del male – risposta (parte II)

Lascia un commento

La visione antropocentrica della realtà (antropocentrismo che definirei come un teocentrismo ‘applicato in terra’ poiché l’uomo è immagine di Dio) è, secondo me e soprattutto secondo la Bibbia, giustificabile inizialmente solo riguardo alla realtà terrena, in quanto l’uomo è creato come centro del suo universo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua assunzione alla destra del Padre (con il suo corpo umano spiritualizzato) l’uomo non è unicamente centro dell’universo proprio ma diventa addirittura centro dell’Universo di Dio.

La questione della teodicea non è un problema semplice da spiegare per la nostra mente limitata da una visione unilaterale. Eppure possiamo dire che il male è arrivato nel mondo non come opera di Dio, ma come opera del maligno che è una creatura (non un dio cattivo contrapposto al Dio buono). L’uomo è stato ingannato dall’astuzia di Satana e ora tutto il male nel mondo ha origine NON in Dio, che è solo amore, ma in Satana, che inizialmente era in una posizione importante fra gli angeli di Dio, ma che poi, a causa della sua corruzione (desiderava occupare il posto di Dio) è stato espulso dalla presenza di Dio.

Ora, se Dio, attraverso suo Figlio ha ottenuto la vittoria sul male e il maligno, come mai c’è ancora il male nel mondo? La Sua vittoria è difettosa? Con la croce Gesù Cristo ha schiacciato la testa del serpente come profetizzato in Genesi. La vittoria è stata completa, però Lui non è tornato ancora a prendersi il suo regno. Il suo regno è uno di pace e di giustizia che NON è ancora attuato sulla terra. Il principe di questa terra (cioè Satana) e il suo operato non è stato ancora annientato. Il regno di Dio verrà con la distruzione della terra contaminata dal peccato e l’instaurazione di una nuova creazione, ripristinata, come agli inizi l’Eden. Fino allora il male ci sarà nel nostro mondo … e anche in abbondanza soprattutto nei tempi ultimi. C’è da aggiungere questo: anche se il male regna ancora nel mondo, sono molti i mali che Dio impedisce. Con la sua malvagità, Satana avrebbe ormai distrutto il nostro pianeta. Lo stesso libro di Giobbe e anche l’Apocalisse (7: 1-3) svela come Satana non può fare veramente tutto ciò che gli passa per la testa.

Il mito della giustizia retributiva su questa terra è smontato dal libro di Giobbe. Nel caso di Giobbe la sua sofferenza è una prova ma attenzione, non è un male mandato da Dio ma da Satana (con il permesso di Dio) che trasforma il male in una prova. Anche i Salmi rivelano che molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano (per ora). Questa non è una retribuzione giusta ma il risultato di un mondo imperfetto, una conseguenza della presenza del peccato qua giù. Dio punirà il peccato solo alla fine. È ovvio, quando un uomo malvagio oltrepassa un certo limite, gli può arrivare addosso il giudizio di Dio in modo anticipato. È altrettanto vero tuttavia che Dio è il grande Artista che usa il male prodotto da Satana per impartire lezioni ai suoi amati. Non vuol dire che Satana è il suo alleato ma semplicemente che un male può diventare nelle mani di Dio uno strumento di salvezza per correggere, fortificare la fede, o intensificare il bisogno di Dio che altrimenti non sarebbe avvertito. Le altre sciagure sono mali non necessari né per punire, né per qualche scopo pedagogico. Sono semplicemente ‘fuoriuscite’ di una natura che è in attesa di essere redenta insieme all’uomo (Romani 8: 19-23) oppure sono le opere di Satana che influisce sui meccanismi della natura e degli ingegni umani per fare del male.

Abramo è un caso speciale nella Bibbia. Infatti, è unico. Abramo è il simbolo di Dio che dovrà lasciar uccidere suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Nella sua provvidenza, Dio ha scelto un uomo giusto che doveva annunciare il grande piano di salvezza nel mondo pagano e quello dell’avvenire. Dio lo mette alla prova (pur sapendo che l’esito sarà positivo), per annunciare attraverso lui e il suo figlio la salvezza all’umanità. Una prova tremenda, ma questo sacrificio di Isacco era il tipo del sacrificio di Cristo (antitipo). E non era uno scherzo, anzi era la cosa più seria per l’umanità.

Se si ama Dio, abbiamo fede in Lui. Se abbiamo fede in Lui potremmo aspettare con fiducia la redenzione escatologica di Gesù Cristo. Il molteplice e il divenire che sono i nostri attributi si uniranno con l’Uno, l’Unico, il Semplice, che comprende in Sé tutte le cose, permeandole con il suo grande Amore. Nondimeno possiamo fare questo sin da adesso, qualora lasciassimo Cristo vivere in noi. Il nostro essere diventa semplice (con un solo centro in Cristo) senza duplicità o ipocrisia, in unità con il Datore della vita, dell’amore e della pace.

Commento all’articolo “DIO e l´origine del MALE” di Luigi Di Bianco (parte I)

3 commenti

La visione antropocentrica della realtà (antropocentrismo che definirei come un teocentrismo ‘applicato in terra’ poiché l’uomo è immagine di Dio) è, secondo me e soprattutto secondo la Bibbia, giustificabile inizialmente solo riguardo alla realtà terrena, in quanto l’uomo è creato come centro del suo universo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua assunzione alla destra del Padre (con il suo corpo umano spiritualizzato) l’uomo non è unicamente centro dell’universo proprio ma diventa addirittura centro dell’Universo di Dio.

La questione della teodicea non è un problema semplice da spiegare per la nostra mente limitata da una visione unilaterale. Eppure possiamo dire che il male è arrivato nel mondo non come opera di Dio, ma come opera del maligno che è una creatura (non un dio cattivo contrapposto al Dio buono). L’uomo è stato ingannato dall’astuzia di Satana e ora tutto il male nel mondo ha origine NON in Dio, che è solo amore, ma in Satana, che inizialmente era in una posizione importante fra gli angeli di Dio, ma che poi, a causa della sua corruzione (desiderava occupare il posto di Dio) è stato espulso dalla presenza di Dio.
Ora, se Dio, attraverso suo Figlio ha ottenuto la vittoria sul male e il maligno, come mai c’è ancora il male nel mondo? La Sua vittoria è difettosa? Con la croce Gesù Cristo ha schiacciato la testa del serpente come profetizzato in Genesi. La vittoria è stata completa, però Lui non è tornato ancora a prendersi il suo regno. Il suo regno è uno di pace e di giustizia che NON è ancora attuato sulla terra. Il principe di questa terra (cioè Satana) e il suo operato non è stato ancora annientato. Il regno di Dio verrà con la distruzione della terra contaminata dal peccato e l’instaurazione di una nuova creazione, ripristinata, come agli inizi l’Eden. Fino allora il male ci sarà nel nostro mondo … e anche in abbondanza soprattutto nei tempi ultimi. C’è da aggiungere questo: anche se il male regna ancora nel mondo, sono molti i mali che Dio impedisce. Con la sua malvagità, Satana avrebbe ormai distrutto il nostro pianeta. Lo stesso libro di Giobbe e anche l’Apocalisse (7: 1-3) svela come Satana non può fare veramente tutto ciò che gli passa per la testa.

Il mito della giustizia retributiva su questa terra è smontato dal libro di Giobbe. Nel caso di Giobbe la sua sofferenza è una prova ma attenzione, non è un male mandato da Dio ma da Satana (con il permesso di Dio) che trasforma il male in una prova. Anche i Salmi rivelano che molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano (per ora). Questa non è una retribuzione giusta ma il risultato di un mondo imperfetto, una conseguenza della presenza del peccato qua giù. Dio punirà il peccato solo alla fine. È ovvio, quando un uomo malvagio oltrepassa un certo limite, gli può arrivare addosso il giudizio di Dio in modo anticipato. È altrettanto vero tuttavia che Dio è il grande Artista che usa il male prodotto da Satana per impartire lezioni ai suoi amati. Non vuol dire che Satana è il suo alleato ma semplicemente che un male può diventare nelle mani di Dio uno strumento di salvezza per correggere, fortificare la fede, o intensificare il bisogno di Dio che altrimenti non sarebbe avvertito. Le altre sciagure sono mali non necessari né per punire, né per qualche scopo pedagogico. Sono semplicemente ‘fuoriuscite’ di una natura che è in attesa di essere redenta insieme all’uomo (Romani 8: 19-23) oppure sono le opere di Satana che influisce sui meccanismi della natura e degli ingegni umani per fare del male.

Abramo è un caso speciale nella Bibbia. Infatti, è unico. Abramo è il simbolo di Dio che dovrà lasciar uccidere suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Nella sua provvidenza, Dio ha scelto un uomo giusto che doveva annunciare il grande piano di salvezza nel mondo pagano e quello dell’avvenire. Dio lo mette alla prova (pur sapendo che l’esito sarà positivo), per annunciare attraverso lui e il suo figlio la salvezza all’umanità. Una prova tremenda, ma questo sacrificio di Isacco era il tipo del sacrificio di Cristo (antitipo). E non era uno scherzo, anzi era la cosa più seria per l’umanità.

Se si ama Dio, abbiamo fede in Lui. Se abbiamo fede in Lui potremmo aspettare con fiducia la redenzione escatologica di Gesù Cristo. Il molteplice e il divenire che sono i nostri attributi si uniranno con l’Uno, l’Unico, il Semplice, che comprende in Sé tutte le cose, permeandole con il suo grande Amore. Nondimeno possiamo fare questo sin da adesso, qualora lasciassimo Cristo vivere in noi. Il nostro essere diventa semplice (con un solo centro in Cristo) senza duplicità o ipocrisia, in unità con il Datore della vita, dell’amore e della pace.
Liviu Anastase

Il “libero arbitrio”: dialogo con Luigi Di Bianco

3 commenti

Sei libero di scegliere il tuo destino? O è tutto predeterminato?

Caro Luigi,
Interessante il tuo articolo!

Ecco la mia opinione leggermente da un’altro punto di vista:
Dici: Il pensiero è un sistema interamente deterministico dove il risultato, come nel mondo fisico, dipende esclusivamente dalle cause precedenti … ma tutto ha un inizio. Da qui l’importanza del processo educazionale e la costruzione di un buon carattere. L’ambiente e le condizioni di vita condizionano il comportamento futuro, ma la capacità decisionale non manca (del tutto). Direi con Leibnitz che l’uomo non è libero del tutto, o è libero in misura in cui le sue scelte (cosciente o no) l’hanno portato ad avere (o meno) una certa libertà. Invece di costruirsi una conoscenza (Cacciari) direi che l’uomo realizza per sé, come detto prima, un carattere. Ogni giorno si aggiorna questa eredità umana (ereditata dai genitori e dalle sue scelte passate) che poi determinerà le scelte venture. Gli animali sono determinati da leggi (istinti) che influiscono anche il comportamento umano. L’uomo ha gli istinti ma ha anche il carattere in quanto essere spirituale. Il giudizio universale ha così un senso. Altrimenti il giudizio sarebbe una grande farsa, e casomai l’oggetto del giudizio potrebbe essere Dio stesso, se l’uomo non può essere libero e responsabile. Cioè sarebbe Dio a giustificarsi davanti all’uomo perché uno è salvato e l’altro è perduto (per eternità fra altro, senza possibilità di rivincita). E tutta la causa è in Dio! Dunque, la predestinazione del grande Agostino sarebbe da rivisitare. Dio ci ha predestinati alla salvezza (Giovanni 3: 16); nessuno è escluso. La sua è solo una prescienza del vissuto umano cioè Dio sa cosa io deciderò in futuro, perché tutto è davanti agli occhi di Dio come se fosse presente ora. Dio è un visionario. Dio è provvido perciò la casualità non esiste. (La causalità invece esiste perché una legge istituitasi con la creazione del mondo). Investe tutto nell’uomo per salvarlo e non è nemico della sua stessa redenzione e il suo stesso sacrificio in croce, predestinando alcuni alla morte spingendo in tal modo l’uomo con tutti i mezzi alla dannazione. Questo è infatti il comportamento del grande nemico satana. Attribuire il carattere satanico a Dio non mi sembra molto elegante e coretto. La dottrina fatalista della predestinazione fa questo sacrilegio!

——————————————

Grazie caro Liviu per il tuo commento che ho apprezzato moltissimo.

Capisco perfettamente il tuo punto di vista e credo che il tuo ragionamento sia perfettamente logico nella prospettiva teleologica del Giudizio universale.

Il mio ragionamento invece è libero dal condizionamento di dover giustificare il Giudizio universale perché non credo in questo evento finale.

Tu sostieni che l’uomo ha una qualche libertà di formarsi un certo carattere.

Non sono molto d’accordo.

Il carattere di una persona, secondo me, è determinato dallo stato elettrochimico, in un certo momento, del complesso di miliardi di neuroni e trilioni di sinapsi del suo cervello.

La modifica nel tempo dello stato del cervello di questa persona dipende, in maniera deterministica, solo dalle cause precedenti.

Ti faccio un esempio personale. Da qualche mese ho cominciato a studiare Spinoza e questo senz’altro ha modificato e sta modificando il mio carattere.

Perché ho cominciato a studiare Spinoza? Perché mio figlio tempo addietro mi ha regalato il libro “Come io vedo il mondo” di Einstein dove ho trovato la frase “Credo nel Dio di Spinoza”.

Perché mio figlio mi ha fatto questo regalo? Perché all’università aveva studiato la teoria della relatività ed era rimasto affascinato dalla figura di Einstein.

Come mai ha studiato la teoria della relatività? Perché seguiva la facoltà di fisica.

Perché seguiva la facoltà di fisica? …. Come vedi potrai andare indietro all’infinito fino alla “causa prima”.

Dov’è la mia libertà di formarmi un carattere? Se invece di fisica mio figlio avesse seguito i corsi di filosofia ora forse sarei un seguace di Kant.

Questo è solo un esempio stupido … Ma dov’è la liberta di formarsi un carattere per un povero bambino nato e cresciuto in una favelas brasiliana, alla mercé dell’ignoranza, della violenza, della povertà?
Spero che mi vorrai bene lo stesso anche se non concordiamo su tante cose J

Un abbraccio
Luigi

———————————————-

Caro Luigi

Il consenso non fa crescere come il dibattito in contradditorio.
In fondo, non è che non riconosco un certo determinismo naturale (oppure la legge causa-effetto). Tu invece mi sembri troppo radicale in questo. La tua lettura di Spinoza la vedo piuttosto come un’occasione (non un obbligo) o un percorso predeterminato di cui tu non possa fare a meno. Tu, nonostante le priorità e i gusti del tuo figlio, potresti ovviamente scegliere un’altra via (quella di leggere Kant) anche se ti manca la predisposizione necessaria che determini in te un tale cambiamento.
Le circostanze non sono che occasioni o suggerimenti, che ci indirizzano verso una metà a un certo punto della nostra vita.

Io, che sono un credente, penso che tutte queste circostanze, sono previste nella provvidenza di Dio, vale a dire, sono semplici occasioni fatte su misura di ciascuno (e per tutti in una rete di eventi) congegnati in modo onnisciente e preparati a posta per la nostra crescita. Sta a noi prendere sul serio queste opportunità. Così, accogliere la provvidenza divina si trova sulla stessa linea con l’esercizio del libero arbitrio (e dunque non è in un rapporto di contraddizione).

Un caro saluto
Liviu

Dialogo con Luigi Di Bianco sullo scorrere del tempo

13 commenti

Caro Luigi

Purtroppo non sono così bravo in fisica da poter valutare bene questo scritto da cui sembra di capire che, infatti, il tempo non esiste, ma solamente un certo “presente” continuo. Così, il problema del divenire rimane irrisolto. Anche se succedesse in tempi diversi (secondo la percezione della pluralità dei mondi) il mutamento delle cose è ‘registrabile’ non necessariamente dagli esseri ma anche dalle macchine. I Milesi sono i primi a porsi questo problema: cioè come mai le cose cambiassero di forma, nella qualità e negli effetti reciproci (per loro la spiegazione era semplicemente che il cambiamento è dovuto alla graduale condensazione e rarefazione della materia del mondo). Se il tempo veramente sarebbe inesistente, o un eterno presente, tutto sarebbe immutabile, inclusi gli uomini. Tutto nell’universo sarebbe un essere puro o addirittura un non-essere. In questo modo tutto sarebbe un’apparenza dell’essere. La scuola eleatica parla dell’essere perfettamente uguale in ogni ente. Dunque, si esclude l’alterazione qualitativa negli esseri. (Parmenide nega ogni realtà indipendente tanto allo spazio quanto al tempo). Sembra un tentativo fantastico ma forse dà un’idea della uniformità del tempo, anche se percepito ‘con ritardo o anticipo’ da disparati enti. Oppure, peggio, infirma la teoria che il passato ed il futuro esistono permanentemente, poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.
Poi, in quello che dice Severino potrei delineare una parte vera: l’essere è eterno, ma questo è l’Essere che ha in sé l’essenza dell’essere. Un essere limitato in tempo non può essere eterno, perché il declino e il non-essere lo soppianta.

Caro Liviu

Innanzitutto grazie di cuore per avermi dedicato parte del tempo prezioso.

Riflettendo sui tuoi commenti mi sono reso conto che la mia tesi ha ancora dei punti importanti da chiarire.

Ma prima vorrei precisare alcune cose che forse non erano ben chiare nell’articolo.

Non dico che il tempo ‘non esiste’ ma solo che il tempo è indissolubilmente legato allo spazio nello spaziotempo quadridimensionale, che secondo alcuni, fra cui Einstein, è stabile e immutabile.

Nello spaziotempo statico e immutabile esistono, realmente, sia l’evento del mio aprire la tua e-mail qualche momento fa sia l’evento del mio cliccare il bottone “invia” fra qualche minuto. Ambedue gli eventi sono sulla mia “wordline” (sequenza di eventi nel tempo relativi al mio corpo). In particolare, la “worldline” delle mie cellule cerebrali cioè la successione nella memoria degli eventi nello spaziotempo contiene, ora, la registrazione del mio aprire la tua e-mail ma non contiene ancora la registrazione del secondo evento “invio”. Solo quando la coordinata tempo delle mie cellule cerebrali sarà più grande della coordinata tempo dell’evento (preesistente) “invio” allora la mia coscienza registrerà l’evento in memoria. Quindi è solo nella mia coscienza che gli eventi accadono e le cose mutano in continuazione; nella realtà gli eventi e le cose mutate sono già lì prima che vengano registrati nelle coordinate spaziotempo dalla nostra coscienza. La domanda a cui al momento non so dare una risposta è: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?”

Qui entro in crisi!

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è la frase:

“ … poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.”

In effetti definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico è quello che ha cercato di fare Spinoza (oltre che Parmenide). La differenza fra Spinoza e Parmenide sta forse nell’aggettivo “indifferente ” . Per Spinoza l’ unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Caro Luigi

Dicevo che sembra che il tempo non esista nel senso che pare (detto in modo semplicistico) passato, presente, futuro tutto insieme. Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile. Il tempo è solo uno scorrere convenzionale, scandito da noi con unità di misura temporali (derivanti giustamente anche da segnali oggettivi cosmici come il calar del sol o il movimento della luna nel cielo). Da qui la distinzione che tu fai dicendo che lo scorrere del tempo è registrabile solo dalla nostra coscienza (dunque è un tempo interiore). La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento? Guardare una rappresentazione grafica di uno svolgimento temporale è un’illusione della nostra coscienza o un dato empirico incontestabile? Io rispondevo qui con una parola: il divenire delle cose. Forse così si potrebbe rispondere alla tua domanda: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?” Il divenire mostra dei mutamenti nelle cose e i mutamenti producono cambiamenti di percezione che si imprimono nella coscienza come cambiamenti di stato nella nostra immagine della realtà.

Per Spinoza l’unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Sono d’accordo con te! Ma si parla pur sempre di una derivazione di essenza, non della stessa Sostanza unica che incorpora tutto l’universo. La teoria che ritenevo insufficiente era la definizione del tutto (creato e increato) come una Sostanza unica (indifferente o meno). La derivazione implica una discontinuità ontologica fra le essenze (o sostanze). L’essenza di Dio è differente dell’essenza degli esseri derivanti da Dio. Spinoza dice che soltanto Dio esiste e agisce per sola necessità della sua natura perché solo Dio è causa libera. E “dalla necessità della natura divina devono derivare infinite cose, in infiniti modi” perché “la sostanza assolutamente infinita è indivisibile.” (osservare come non si tratta di un frazionamento della sostanza ma di una derivazione di sostanza). Quindi, l’essere non è una cosa unica (aggiungo: che poi magari dovrebbe definire il tempo in modo univoco e indistinto). In questo vedo io la differenza tra Parmenide e Spinoza. Il primo crede nel corpo unico (indifferente) e il secondo in una Sostanza unica da cui derivano altre infinite cose (sostanze). In fondo, anche il cristianesimo porta questa grande novità: è una re-ligione della persona. Una religione della relazione personale. Questo implica più persone, più ipostasi, più modi o forme d’essere, più essenze che sono: Causa prima (Dio) e cause seconde (gli uomini).
La Bibbia dice: per Dio un giorno sono come mille anni, per l’uomo tutti i giorni sono uguali. Aggiungo ora un’ultima cosa. Sappiamo che per l’uomo, la recezione del tempo dipende dall’intensità del provato: lo stesso intervallo in condizioni (sensazioni) diverse si dispiega in modo incongruente. Questo indica il fatto che siamo esseri spirituali e che viviamo nel tempo dello spirito. Possiamo vivere momenti nel nostro spirito interno o nel Spirito divino esterno. Possiamo vivere momenti di felicità esistenziale o di contemplazione del divino. A seconda del modo di vivere i momenti si possono intrecciare, accorciare, sovrapporre. Allora diceva bene Agostino che il tempo “è un’estensione dell’anima”!

Caro Liviu

Scrivi:
“Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile.”

Siamo sostanzialmente d’accordo. Il tempo è percepito da noi umani come instabile e mutabile ma questa percezione non corrisponde alla realtà (stabile e immutabile). Secondo me per trovare la Realtà stabile e immutabile non occorre andare oltre la Natura. L’universo fisico quadridimensionale può contenere tutti gli eventi passati, presenti e futuri in un blocco stabile ed immutabile di spaziotempo. Questa è la mia impressione.

Più avanti scrivi:
“La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento?”

Ho cercato di vedere la differenza di comportamento fra cervello umano e macchina da presa nella registrazione di un mutamento (una lampadina spenta che all’improvviso si accende).

Ho disegnato il seguente diagramma spaziotempo. Lo spazio è rappresentato sull’asse orizzontale e il tempo sull’asse verticale. Chiaramente questa è un semplificazione della realtà nel senso che lo spazio dovrebbe essere definito da tre coordinate (x,y,z) mentre in questo diagramma tutto lo spazio è rappresentato dalla sola coordinata x. Ma questo non cambia il senso del discorso.

diagramma

Nel diagramma sono considerati tre oggetti fermi (stazionari uno rispetto all’altro) posizionati ad opportune distanze l’uno d’altro. Abbiamo una lampadina inizialmente spenta, una macchina da presa ed un cervello umano con il suo sensore (l’occhio). Siccome i tre oggetti sono fermi, la loro posizione non cambia nel tempo. Ciò è rappresentato nel diagramma dalle linee verticali (per esempio: la lampadina è nel punto spaziale x1 al momento t1, al momento t2 ed anche al momento t3, quindi è ferma). La linea rossa rappresenta la storia della lampadina nello spaziotempo e si chiama “worldline” della lampadina. Similmente esiste una worldline (azzurra) della telecamera ed una worldline (verde) del cervello. Sono rette verticali perché la telecamera ed il cervello non si muovono nello spazio.

Inizialmente, diciamo al tempo t0, la lampadina è spenta e tutto è fermo. Ad un certo momento però si verifica un mutamento: al tempo t1 la lampadina si accende per un attimo. In altri termini, nello spaziotempo di coordinate x1,t1 si verifica un evento che ho chiamato E1. A seguito dell’evento, un impulso luminoso parte dal punto nello spazio di coordinata x1 e, viaggiando alla velocità della luce, si diffonde nello spazio circostante. Le due linee gialle che si dipartono dall’evento E1 delimitano il cono di luce che si diffonde a partire dall’evento.

Per raggiungere la telecamera l’impulso luminoso impiega un certo tempo. Può essere qualche nanosecondo se consideriamo la sorgente luminosa sulla terra (una lampadina) o qualche milione di anni luce se la sorgente luminosa è l’esplosione di una supernova nello spazio. Il discorso non cambia.

Quando il raggio luminoso interseca la wordline della telecamera si verifica un secondo evento: l’evento E2.

Un evento è “un fatto” che si verifica in certo punto dello spazio ed in un certo momento. Ora sappiamo che E2 si verifica nel punto dello spazio x2 e al tempo t2, ma qual è “il fatto” che si verifica? Ovviamente la registrazione dell’immagine della lampadina accesa sulla pellicola o nella memoria della telecamera.

Il cervello umano ed il suo sensore di luce si trovano ad una distanza maggiore. L’impulso luminoso impiega quindi un tempo maggiore. L’evento E3, memorizzazione dell’immagine della lampadina accesa nel cervello, si verifica nello spaziotempo x3,t3.

Non esiste alcuna differenza fra il meccanismo di registrazione nella videocamera e di registrazione nel cervello.

In conclusione, hai ragione, è proprio così: “ non solo noi, ma anche una macchina da presa registra il mutamento”

E allora? Questo prova che esiste un mutamento della struttura dello spaziotempo quadridimensionale (fuori dalla nostra portata sensoriale) in esame? Assolutamente no. Il blocco di spaziotempo preso in considerazione rimane invariato: esso comprende la lampadina spenta, l’evento E1 (lampadina accesa), l’evento E2 (registrazione nella videocamera) e l’evento E3 (registrazione nel cervello).

Lo spaziotempo stabile e immutabile può essere immaginato come un blocco di ghiaccio, gli eventi come piccole bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio.

Interessante e dettagliata la descrizione degli eventi nello spaziotempo con il metodo dei diagrammi di Minkowsky!

Older Entries