Incontri CeCSUR: Corpo, salute e identità personale

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Incontri CeCSUR: Corpo, salute e identità personale: Rice (Università di Loma Linda California), M. Toraldo di Francia (Università di Firenze), E. Pulcini (Università di Firenze).
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Incontri CeCSUR: Luciano Canfora.

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Lo storico Luciano Canfora nell’incontro CeCSUR a Firenze.
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CeCSUR: “Religione, società e speranza” con Jürgen Moltmann (English / Italiano)

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Noi&Moltmann
Incontro CeCSUR – Istituto Teologico Avventista Villa Aurora con il teologo Jürgen Moltmann (23-24 marzo 2009). Italiano – English
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Immagine di Dio – essenza, esistenza, vocazione (Rivista teologica ADVENTUS, nr. 17/2007,3 © 2007 Edizioni ADV)

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Immagine di Dio – essenza, esistenza, vocazione, di Liviu Anastase Concorso CECSUR premio I

I due pilastri dell’avventismo, evidenziati dal nome stesso (avventisti del settimo giorno) sono il sabato e l’avvento di Cristo. Primo è l’essenza dell’avventismo, il senso, il segno dell’appartenenza al popolo rimanente di Dio e il dono della compartecipazione (esistenza) con Dio nella dimensione temporale; il secondo la destinazione (vocazione) a cui tale comunione porta. Il sabato scandisce l’arco dell’esistenza del credente e si proietta sull’eternità che inizierà con l’avvento. “Il mondo senza il sabato, come ben diceva A. J. Heschel, sarebbe un mondo senza una finestra che dall’eternità si apra sul tempo”. Il presente è una categoria dell’essere, ed è sperimentabile come esistenza immediata (comprendiamo invece il passato come ricordo e il futuro come aspettativa). La nostra disponibilità verso Dio si misura nel tempo concesso a Dio nella nostra esistenza, nel investire in questo “presente” chiamato sabato che è parte del nostro essere e un tempo speciale dedicato alla ricerca di Dio e degli altri. Il riposo sabatico, che costituisce ciò che noi abbiamo già nella nostra interiorità, è l’anticipazione del sabato escatologico eterno cui l’avvento darà inizio. Il sabato che è inizio e presente (dono della creazione) insieme all’avvento che rappresenta il futuro (dono escatologico) sono azioni esclusive di Dio. Però i due eventi cointeressano direttamente l’uomo. Il sabato costituisce, dalla creazione in poi, già parte dell’uomo; l’avvento invece non è che un evento di cui si può avere, per adesso, al massimo l’anticipazione della partecipazione futura. Quest’ultimo non è mera interruzione del tempo bensì conversione, cambiamento radicale e imprevidibile con il quale Dio viene incontro all’uomo e lo sorprende portadogli l’eternità, congiungendo l’essere con la potenzialità verso la perfetta somiglianza con Dio.Nel trattare l’argomento dell’immagine e somiglianza con Dio, alle categorie più vicine a noi avventisti (sabato e avvento) si potrebbe trovare un corrispondente terminologico più generico: essenza (presente) e vocazione(futuro). In questo senso l’immagine di Dio nell’uomo non è monolitica, è articolata in momenti collocati nell’inizio (creazione) e nel futuro (avvento). Fra l’evento primordiale e quello escatologico sta il percorso esistenziale del credente, periodo tensionato dalla presenza del male che distorce parzialmente l’immagine di Dio. L’essenza, l’origine, il motore che è l’aspetto creaturale dell’essere umano è affermato dal pensiero pre-moderno e anche dal cristianesimo. L’immagine non solo non è l’originale, ma non è nulla senza l’originale poiché l’immagine non è qualcosa di vuoto, ma ha l’origine in Dio. Pertanto si tratta del condizionamento dell’uomo a Dio, il suo radicamento in Dio, la sua struttura che è di natura divina e simile al Creatore e della predisposizione alla somiglianza con Dio. La prospettiva moderna invece descrive l’uomo ridotto alla pura dimensione dell’esistenza, sradicato rispetto alla divinità. L’uomo è, in questa versione, un essere aperto al futuro (alla guarigione, al progresso) ma senza origini. Questa tendenza moderna fa dell’essenza dell’uomo solo compito, ed è per questo, che è una visione profondamente ‘anti-essenzialista’.L’esistenzialismo è la corrente che descrive la condizione dell’uomo alienato. La teologia (che rovescia il primato che l’esistenzialismo dà all’esisteza sull’essenza) trova il suo posto nel dialogo inserendosi nel discorso sulla tensione che esiste tra l’essenza dell’uomo e la sua situazione esistenziale alienata. Il peccato è qualcosa dalle dimensioni universali che descrive l’uomo alienato dalla sua essenza. L’essenza ricorda gli inizi, quando, nella sua struttura essenziale l’uomo è stato creato in perfetta corrispondenza all’immagine di Dio. Anche e soprattutto per questo che la creazione era buona (Gen. 1: 31).La vocazione (destino) è il secondo aspetto dell’immagine. L’uomo non porta in sé solo l’immagine dattagli all’inizio, bensì si apre al futuro, riconoscendo la sua incompiutezza, perché esso non è solo ‘contenuto’ ma anche ‘compito’. La partecipazione al divino non si attua in seguito alla nostra azione, piuttosto è una disposizione di essere riempiti dal divino. Il percorso in cui l’uomo diventa immagine di Dio è un processo storico con esito escatologico piuttosto che uno ‘stato’ poiché l’uomo non è (ha) una natura fissa ma è una storia aperta. Quindi, “esser-uomo” significa “diventar-uomo” secondo l’immagine di Dio.L’uomo è stato creato con questo grande potenziale: essere immagine di Dio e somigliare sempre di più al suo Creatore. La potenzialità non è perfezione: questo fatto significa che si lascia spazio alla crescita continua. Tale processo non è la somma di tanti momenti di imperfezione che culmina con la pienezza e la completezza. Ogni momento detiene la sua perfezione che non è però ancora completa rispetto “all’altezza della statura perfetta di Cristo”(Efesini 4:13). In questi momenti significativi la presenza spirituale di Cristo fa sì che nonostante l’attuale condizione umana, la vita umana si dedichi all’essenzializzazione. Con il ritorno all’essenza avviene un ritorno allo stato primordiale umano. Si anticipa così il senso dell’armonia che appartiene all’essenza umana come sua struttura propria. Di conseguenza lo squilibrio e la disarmonia dell’esistenza alienata appaiano nella loro vera luce, uscendo dai loro camuffamenti storici e individuali. Dunque, la realizzazione dell’immagine di Dio nell’uomo non esclude né l’essenza, che è il motore che vivifica la sua esistenza, né la vocazione, che avverrà nel futuro. Le due parti si complementano, si intrecciano verso la perfezione escatologica dell’immagine.Vi è altrettanto un rapporto di contrapposizione fra l’essenza e la vocazione. Per ‘diventare’ occorre rinunciare a qualcosa. L’uomo rinuncia a sé per lasciare spazio al divino nella sua vita. Nell’incontro con il divino, l’uomo supera se stesso, però, è Gesù che adempiendo un prolungamento spirituale, ha creato il passaggio verso la divinità. Cristo riveste sia il nostro profondo con forza divina, sia in nostro esterno con un mantello di grazia; quello che ci ha messo dentro di noi s’incontra con quello che Lui porta verso di noi, dando spazialità alla nostra natura. In comunione con Lui gli uomini diventano ciò per cui sono stati destinati: immagine di Dio.Gesù è il ritratto di Dio, vera immagine di Dio sulla terra. Cristo è il Primogenito, cui i fedeli vengono configurati (Rom. 8,29). In Gesù Cristo il vero volto dell’uomo appare come in un’immagine chiaramente illuminata, senza quelle deformazioni e punti oscuri insiti in ogni immagine di sé o dell’atro. In Gesù Dio ci pone davanti agli occhi l’immagine e somiglianza più chiara che possa esserci, affinché riconosciamo a quale dignità siamo chiamati. Attraverso l’umanizzazione di Gesù Cristo non si altera la bellezza dell’immagine divina, bensì la si esalta in una rivelazione di carattere cosmico perché con il suo sacrificio Gesù rivendica la partecipazione umana alla comunione con Dio e all’immagine di Dio.La categoria dell’immagine porta in se stessa la dimensione dell’alterità, della diversità, della differenza, perché la sua essenza è di essere immagine di un altro e il suo compito è quello di far vedere l’altro; porta in se stessa anche la dimensione della pluralità e della comunione, perché il Dio che è la ragione della sua iconicità è il Dio Uno in tre persone, è la sorgente della comunione e della reciprocità.L’idea dell’immagine divina serve a descrivere lo stato d’incompiutezza in cui si trova l’umanità. Dall’altra parte, il futuro della vocazione alla somiglianza con Dio va concepito anche come ciò che costituisce già l’uomo nelle caratteristiche della sua esistenza naturale, poiché soltanto a tale condizione quel futuro può essere affermato come realizzazione della vocazione stessa dell’uomo. Comunque, il ritorno all’essenzialità sarà completo solo con la nuova creazione, quando il Creatore non si pone più di fronte al creato, ma dimora in esso. Tutto è ora partecipe della pienezza inesauribile della vita divina a causa dell’inabitazione di Dio. Adesso la somiglianza è completamente ripristinata. L’uomo diventerà, come agli inizi, l’immagine perfetta del suo Creatore.