Incontri CeCSUR: Vilma Baricalla

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Ascolta qui la presentazione libro “Animali ed ecologia” di Vilma Baricalla, con una magistrale introduzione al libro a cura del prof. Hanz Gutierrez

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Appunti: Teologia Mistica – Vladimir Lossky

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Teologia Mistica – appunti miei Vladimir Lossky

Non esiste teologia senza mistica. Lo gnosticismo è conoscenza. La teologia cristiana è un mezzo che serve per uno scopo molto più elevato di ogni conoscenza.
Per Plotino (neoplatonico) l’anima quando comprende un oggetto tramite la scienza, si allontana dall’unità, quindi non è più uno assoluto. La via estatica, l’unione: sei interamente dell’oggetto, una con esso, la molteplicità svanisce, e il soggetto non differisce dal suo oggetto. L’essere è legato alla molteplicità, essendo posteriore all’Uno.
Per Dionisio l’estasi è uscire dall’essere. Non è (come per Plotino) una riduzione dell’essere alla sua semplicità assoluta. Plotino chiama tale processo semplificazione. Il Dio di Dionisio è un Dio che non si può conoscere attraverso l’essere. Non è Dio-unione primordiale dei neoplatonici. Dio non è né Uno né multiplo perché Egli supera quest’antinomia; ma semplicemente non si può conoscere. Il principio dell’essere creato è il cambiamento. La creatura è contingenta per natura, la Trinità è stabilità assoluta. Non se ne può parlare in termini di procedimenti, atti o determinazioni interne. La Trinità non è né una né molteplice. La sua perfezione supera la molteplicità di cui radice è la dualità.
D’altronde Origene ritiene che Dio sia una natura intellettuale semplice che non ammette nessuna complessità; Egli è la Monade, l’Unità.
Per S. Basilio ritiene non solo l’essere divino come non concepibile con dei concetti, ma anche gli esseri creati. Contemplando gli oggetti noi analizziamo le loro caratteristiche che ci permette la loro concettualizzazione. Tuttavia, quest’analisi mai potrà esaurire il contenuto degli oggetti della nostra percezione, sempre rimarrà un resto irrazionale, che ci sfuggirà alla nostra capacità di immettere definizioni.
San Gregorio di Nyssa: qualunque concetto circa Dio è un surrogato, un’immagine fasulla, un idolo. I concetti che costruiamo di una rappresentazione intelligibile di Dio sono idoli di Dio, invece di scoprire Dio stesso.
Nella tradizione bizantina non si è fatta mai la differenza fra la teologia e la mistica. Dio non si prospetta come un oggetto, perché NON si tratta di conoscere, ma di unione.
Dionisio l’Areopagita distingue 2 vie teologiche: catafatica o positiva – attraverso affermazioni; teologia apofatica o negativa, attraverso negazioni. Prima via porta ad una certa conoscenza di Dio ma è una via non perfetta; la seconda porta ad una disconoscenza totale ed è una via perfetta.
Tutte le conoscenza hanno come oggetto quello che esiste. Dio è oltre quello che esiste.
La conoscenza dell’inconoscibilità di Dio equivale con un incontro con Dio personale della Rivelazione. L’anima non cessa di crescere, esce fuori da sé e supera se stesso, e desidera di più.
Tutto quello che diciamo positivo di Dio non indica l’essere ma quello che si trova relativo al suo essere.
Teologia negativa: inconoscibilità perfetta, apofatismo radicale.
Purificazione interiore, katarsi, metanoia. Ma non un’intellettuale neoplatonica (con lo scopo di liberazione dal molteplice correlativo all’essere), bensì, come Dionisio percepe, un rifiuto di ricevere l’essere come tale, un rifiuto del creato per raggiungere l’increato. L’unione di Plotino può significare il discernimento dell’unione ontologica primordiale dell’uomo con Dio. L’unione misterica di Dionisio è uno stato nuovo che suppone un innalzamento, uno processo in cambiamento, il passaggio dal creato all’increato, divinizzazione.
La via catafatica o affermativa è una discesa, una via che discende verso di noi, una scala delle teofanie o delle manifestazioni di Dio nel creato. Dio approda verso di noi attraverso le sue energie che lo fanno conosciuto. E noi saliamo nell’unioni in cui Lui rimane sconosciuto. La teofania più alta di Dio nel mondo è l’incarnazione, l’inumanità del Figlio. Però, in questa manifestazione di Dio non ha smesso di essere nascosto per noi. Neanche così non si possono formulare concetti positivi per le nostre facoltà intellettive riguardo Dio. Non possiamo cadere in una teologia dei concetti, o una teologia astratta, ma bisogna seguire una teologia contemplativa.
L’apofatismo non è un misticismo impersonale, ma un’esperienza di un Dio infinito assoluto in cui l’essere umano si perde, dunque riferito al Dio personale.
Il Dio personale non è una persona chiusa in sé. L’uomo tramite la grazia deve esserne partecipe (alla vita infinita nella luce della Trinità).
L’unione non è con l’essere (sostanza) di Dio, anche in una misura ridotta. Sarei Dio per natura. Dio sarebbe non solo una Trinità ma tante ipostasi che impartono la stessa natura divina. Non possiamo partecipare alla natura o all’ipostasi di Dio. Possiamo partecipare alla natura divina non in Sé, ma nelle sue energie con cui Dio viene fuori, si mostra, si dona, comunica con l’uomo. Inaccessibile per quanto riguarda il suo essere. Comunicabile per le energie (dunemeis) solo. Dio sussiste non solo nel suo essere, ma anche fuori di esso. Dio non è ridotto nelle sue energie. È completamente presente in ogni raggio della sua divinità. Le energie non presuppongono la necessità della creazione, ma è un atto del volere di Dio stabilendo un soggetto nuovo fuori dall’essere divino, ex nihilo. Le energie non sono accidenti, dunque non c’è nessuna passività da parte di Dio.
Il carattere iconomico del Logos: Il Figlio è rispetto al Padre come la definizione rispetto al soggetto definito. Logos significa definizione. Il Figlio è una testimonianza breve e chiara della natura del Padre.
L’unione con Dio nelle sue energie o l’unione per grazia porta la divinizzazione tramite la grazia. Così, tutto ciò che Dio ha per natura al di fuori della sua identità di essere diventa anche nostro. Rimaniamo creati ma diventiamo dio per grazia, così come Cristo è rimasto Dio, diventando uomo.
Si suppone la causalità, la grazia presentandosi come effetto della Causa divina, come nell’atto della creazione. Questa è un atto libero della volontà e non un fluire naturale, come le sue energie.

Commento al: PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI … così ha inizio il grande inganno, di Luigi Di Bianco

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La visione democritea atomistica e forse anche panteistica dell’universo non lo sento molto vicina, per non dire altro. Certo, neanche il dualismo platonico, cartesiano o altro non mi è molte caro. Sono piuttosto per una visione olistica dell’uomo e dell’universo, perché l’uomo senza il suo habitat non potrebbe esserci o essere uomo. Tutto è molto legato ai e dai “neuroni di Dio” ma inteso come dalla sua mente. Tutto somiglia ed è imparentato perché Dio è creatore di tutto. Noi siamo solo una minuscola parte della sua creazione, siamo come la povere sulla bilancia o come l’erba del campo. La grandezza dell’universo dimostra la grandezza del nostro Dio. L’uomo non è il centro dell’universo, e neanche il nostro pianeta lo è. Siamo anche noi fra gli esseri che Dio ha creato. L’uomo però è al centro dell’attenzione perché si è allontanato da Dio e oltretutto perché Dio stesso è diventato uomo e lo è tutt’ora e lo sarà sempre. Il Padre nostro è ovunque ma è anche Deus absconditus che è Altro da me. Infatti, la molteplicità che Parmenide non riconosceva nemmeno come ‘essere’, è la caratteristica del divenire (di quello che appare e scompare), quindi si riferisce anche all’uomo. Se Dio sarebbe tutto in tutti e in tutto sarebbe anche Lui molteplice, dunque un non-essere. Invece Dio è Colui che è, fonte di ogni essere. Un essere che differisce da lui appunto perché non è della stessa essenza, ma è ontologicamente alterità.