Decalogul: porunca 5 (episodul 13)

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Decalogul: porunca 4 (episodul 12)

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Decalogul: prelegeri sustinute de past. Nicu Butoi.
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Incontri CeCSUR: Stefano Rodotà

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Incontri CeCSUR: Stefano Rodotà.
Stefano Rodotà

Incontri CeCSUR: Corpo, salute e identità personale

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Incontri CeCSUR: Corpo, salute e identità personale: Rice (Università di Loma Linda California), M. Toraldo di Francia (Università di Firenze), E. Pulcini (Università di Firenze).
R.Rice,M.ToradodiFrancia,E.PulciniCorpo

Pensieri in parole di Luigi Di Bianco IL DESTINO DELL’ANIMA ovvero SIAMO IMMORTALI?

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Se vuoi leggere la versione integrale (e più scorrevole dunque non dialogica) collegati al sito: http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&sez=Pensieri-in-parole-di-Luigi-Di-Bianco&id=22910

Luigi Di Bianco è così gentile da pubblicare un mio commento ad un suo articolo sull’immortalità dell’anima:

In merito all’articolo “IL DESTINO DELL’ANIMA ovvero SIAMO IMMORTALI” ricevo e pubblico, a piè dello stesso articolo, il commento di Liviu Anastase, laureato in teologia presso l’Istituto Avventista di Cultura Biblica, attualmente dottorando presso la Libera Facoltà Teologica Ortodossa “San Gregorio Magno”. Rifacendosi alla Bibbia, il dott. Anastase nega l’esistenza di un’immortalità personale dopo la morte (dottrina derivante dalla cultura greca). Afferma però che siamo immortali perchè l’immortalità ci sarà donata da Dio dopo la resurrezione. Per leggere il commento andare a:

[18/04/2009] IL DESTINO DELL´ANIMA ovvero SIAMO IMMORTALI?

Gentile Luigi Di Bianco,
Ho apprezzato il Suo articolo sull’immortalità che in linea di massima condivido. La concezione dualistica dell’uomo include l’immortalità della componente spirituale umana ed esclude la globalità e l’indivisibilità della persona secondo il senso che la Bibbia dà dell’essere umano (che non è diverso dagli animali quanto al principio [soffio] vitale che anima sia uno che l’altro – Ecclesiaste 3: 19).
Dio sì, è fuori dal tempo in un eterno presente. Dell’immortalità personale non se ne può parlare che dopo la risurrezione, quando Dio concederà la perennità dell’eterno presente escatologico anche all’uomo redento. Nella dimensione escatologica la temporalità storica è immersa o inclusa dall’eternità. Oppure meglio, è annullata dall’irruzione di Dio nella storia umana dando appunto anche all’uomo la possibilità di vivere dentro la profondità eterna di Dio, dunque in un tempo fuori dal tempo.

Luigi Di Bianco: Perché aspettare la fine dei tempi (dimensione escatologica) perché la temporalità storica possa venire immersa o inclusa (risucchiata) nell’eterno presente?

Liviu Anastase: L’eterno presente è divino e non può essere umano (ancora). Il mio scrivere in questo momento è già immerso nell’eterno presente di Dio. Io, l’essere storico, non vivo l’eterno presente che solo come un’attesa (speranza) quindi solo virtualmente. Lo stabilire della differenza dell’<> lo fa il protagonista. L’uomo subisce il tempo storico, Dio è agente e promotore dell’eternità. Per Dio non c’è attesa (che di natura relazionale dato che attende la salvezza di tutti); per l’uomo sì, c’è attesa, perché non ancora eterno come il suo Dio, che permeerà l’intero creato con la sua presenza e con la sua eternità.

Luigi Di Bianco: Non mi convince poi l’idea di immortalità personale dopo la resurrezione. Se l’anima muore con il corpo dove viene conservata l’identità personale che rivive al momento della resurrezione? Il fisico Frank Tipler, autore della controversa teoria del punto Omega e del libro “Fisica dell’immortalità”, dice che risorgeremo tutti e per sempre. Ma la sua non è una “resurrezione” di natura spirituale, ma di un processo di fisica quantistica, sebbene portato all’esasperazione. Si tratterebbe di un ricongiungimento “quantico” di ogni informazione con ogni altra nella storia dell’universo in un enorme “mega-chip” (il punto Omega) che conterrà quindi l’intero sapere accumulato, ogni conoscenza, ogni storia personale. Quanta immaginazione!

Liviu Anastase: Nell’onnipotenza di Dio l’identità personale di ogni persona è conservata in Dio. È vero che l’immaginazione del fisico Tipler è grande. Però, l’idea della conservazione di ogni storia personale non mi sembra alla fine molto lontana dalla Bibbia laddove parla dei “libri” di memoria degli atti umani buoni o cattivi.

Luigi Di Bianco: L’immaginazione al servizio dell’immortalità risiede nell’enorme egocentrismo della specie umana. Ci sentiamo una specie superiore perché siamo stati indotti a pensarlo dalla religione, che ci ha voluti definire figli prediletti del Creatore. Ma cosa accadrebbe se ci rendessimo tutti conto di essere animali nient’affatto speciali? In fondo, non sappiamo neppure volare, mentre gli uccelli sì …

Liviu Anastase: Non sarei così radicale nel stabilire l’animalità umana solo perché abbiamo un solo costituente in più rispetto agli animali (la ragione). In fondo le nostre capacità creative e spirituali ci fanno ‘volare’ più in alto degli uccelli. Piuttosto farei una distinzione effettiva tra creato-uomo e creato-animale sulla base della nostra derivazione essenziale da Dio (non in senso ontologico –senso in cui siamo in un rapporto di discontinuità con Dio –, ma piuttosto relazionale). In virtù di essa, come promessa di ripristino della Sua somiglianza nell’uomo, l’eone futuro porterà la riammissione nei nostri diritti primordiali. L’uomo sarà rifatto eterno ma questo sarà condizionato dalla grazia divina. In ogni caso, questa dipendenza non altererà la qualità della sua umanità: l’uomo escatologico sarà un ente legato alla vita divina ma indipendente (libero) nella sua umanità piena.

Cosa vuol dire salvezza al di fuori della Chiesa (di Vito Mancuso)

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In seguito all’articolo apparso su La Repubblica (28/04/09) ho fatto le seguenti considerazioni:
Salve prof. Mancuso

Ho seguito i Suoi articoli sul giornale e li ho apprezzati. Nell’ultimo articolo oltre il giusto discorso di difesa su cosa sia o non sia la gnosi c’è però una cosa che non mi è chiara: la questione della “storia particolare” che cioè lega la salvezza all’evento storico della croce. Lei dice che questo porta alla inesorabile pretesa di extra ecclesiam nulla salus. La mia perplessità è legata alla impossibilità (secondo me) di legare la salvezza ad altro. Certo, per una Chiesa che lega la salvezza alla partecipazione della grazia come un mistero fruibile solamente attraverso lo strumento-Chiesa non si può fare almeno di questa dottrina (conducendo così all’idea che l’umanità prima di Cristo non poteva essere salvata).
Io direi che la Chiesa è universale perché raduna l’umanità di tutti i tempi e di tutte le credenze perché ognuna ha una certa verità ma soprattutto perché la grazia di Dio ha la predisposizione di includere e non di escludere, tenendo conto dei tempi di poca conoscenza. (Da qui, vale a dire dal bisogno di ripensare la nostra religiosità alla luce della nostra sempre nuova conoscenza, il dovere di esercitare la coscienza al livello teologico che Lei ribadisce sempre).
In questa prospettiva la salvezza universale è determinata sì da una storia particolare ma che ha un valore universale (anche retroattivamente rispetto l’evento storico della croce) perché Cristo è il secondo Adamo che include in lui tutta l’umanità redenta.

Distinti saluti,
Liviu Anastase
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Vito Mancuso a me
La ringrazio moltissimo per l’interesse verso il mio lavoro. Mi piacerebbe
rispondere come la sua lettera merita, ma sono travolto dalle email: spero
che mi comprenda.
Un caro saluto!
Vito Mancuso
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Forse qualcuno fra di voi, cari lettori, sa la risposta e me la vuole dare.
Grazie!

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