Opinioni sul pensiero di Erich Fromm

Premetto che non mi limiterò solo al libro in discussione perché penso si trovino spunti importanti anche in altri libri di Fromm, e questo con lo scopo di arricchire la mia breve (e poco organizzata) argomentazione. Sicuramente non tratterò nemmeno tutti i punti importanti riassunti nella mia previa presentazione in quanto suppongo la meta di presenta sia un altra, certo non quella di essere esauriente.
Il saggio di Fromm sulla religione e psicanalisi si propone semplicemente di non identificare troppo i due ambiti ma anche di stabilire che sono compatibili e in correlazione. (Freud stesso ammette quanto le due discipline hanno in comune nel momento in cui definisce la nevrosi come la “religione privata del nevrotico”. Certo, è un’accezione negativa che si dà alla religione, però almeno la si considera anche se in un modo restrittivo).
È ovvia la negatività della tendenza della psicologia accademica ad allinearsi alle scienze naturali nell’indagare i fenomeni psicologici con dei metodi comportamentisti empirici (di laboratorio) e nel venir meno al compito di considerarli come altresì concetti metafisici. L’anima dell’uomo non viene più considerata come funzione della piscologia. Questo avviene perché la post-modernità esprime sempre di più la tendenza di specializzare, compartire e suddividere ogni campo di attività per una comprensione e indagine migliore.
Il periodo arcaico e pre-moderno favoriscono la religione (perciò la dipendenza di un ente esterno e provvidente); la società moderna invece con il rinascimento e l’illuminismo (soprattutto) fa il ritorno alla tradizione classica (della filosofia greca) che studia l’uomo come fine a se stesso esaltando con entusiasmo il suo potenziale e il futuro potenziale progresso che l’umanità raggiungerà. Questa è l’epoca dell’apologia dei grandi valori e traguardi. Il razionalismo illuministico cessa nel momento in cui la nostra età presente perde l’interesse per ogni tipo di valore, portando in prima fila il “pensiero debole”, la mancanza di valori, il nichilismo, la società “liquida” come la denomina Z. Barman e il favorire dell’estetica, disprezzando l’etica . Tutto questo per delineare quella modalità strumentale con cui l’intelletto manipola nell’età consumistica l’altro servendosene per raggiungere il proprio telos, cioè la produttività, non nel senso creativo di fertilità (biofilia/necrofilia – terminologia usata da Fromm) bensì redditività. Questo modo di vivere senza scrupoli, che usa l’altro e anche sé stesso per una finalità che aliena è denunciata da Fromm quando ci indica la riduzione dell’esistenza all’avere che contravviene a la modalità dell’essere (che porta all’essenzializzazione). (Un paradosso del nostro tempo è il ritorno verso la religiosità mistica di matrice orientale che dà poco spazio alla razionalità).
Nel libro in discussione Fromm fa l’appello di smascherare le forme varie di idolatria contemporanea. Il bisogno di liberarsi dalle illusioni, in modo che “la verità ci renda liberi” è l’argomento di un altro libro suo: “Marx e Freud”. Marx e Freud sporgono denuncia al muoversi alla cieca, uno sul piano sociale e l’altro sul piano individuale. Vi sono delle forze storiche (Marx) e delle forze fisiologiche (Freud), rispettivamente un filtro storico e uno passionale che condizionano l’essere umano nelle sue scelte. Spingersi verso l’oggettività, avere un’idea appropriata della realtà, poter afferrare la verità, che è la formulazione oggettiva della realtà, ecco l’obiettivo da raggiungere! Diventare consapevoli della realtà (sviluppare la coscienza: di classe in Marx, diventare coscienti delle vicende personali in Freud ), liberarsi anche dall’asservimento dev’essere (secondo Marx ma anche Spinoza) lo scopo della nostra vita.
Marx fa la sua analisi della funzione della religione dicendo che è “l’oppio del popolo”. “La soppressione della religione in quanto felicità illusoria del popolo è il presupposto della sua vera felicità”. Dimostrare alla religione l’attenzione, l’uomo “si muove intorno a se stesso” senza raggiungere la sua pienezza. Perciò, per Freud la religione è una “fase” transitoria di cui l’umanità, crescendo in conoscenza, si dovrebbe liberare. È interessante qui, che anche se Freud valuta il concetto di “anima” (non come la tendenza attuale della psicologia che la vuole allontanare), lui stesso ha una concezione che concede poca considerazione alla metafisica, in quanto considera come unica fonte di conoscenza solo i dati strettamente empirici che poi elabora razionalmente. Fromm invece considera che sia la psicanalisi che la religione (cristianesimo) devono occuparsi dell’anima umana. Questo avviene in una maniera un po’ sorprendete dato che la figura di Cristo e la sua predicazione dell’amore che sono considerati da lui, sono concetti avversi alle sue radici ebraiche e al suo ateismo sostanziale.
È interessante l’idea di Freud del “sacro” nel suo “Totem e tabù” che è messa in relazione alla malattia, perché in essa si attiva quel misconoscimento tipico della ‘pazzia’ di tipo religioso: da una parte i rituali di purificazione che opera il sacro e dall’altra, in antitesi, la paura del contagio del sacro (che è vista dunque come una cosa impura). A proposito di purezza: nell’intento di conciliare la religione con la psicanalisi, sembra si scivoli nell’indebolimento di ambedue. Però l’ortodossia dogmatica di ogni parte porta all’esame superficiale della disciplina singolare, e quindi non osservata attentamente nelle sue relazioni complesse del tutto questo fenomeno antropologico. La psicanalisi, che si vuole una scienza (sana), non può pretendere il dogmatismo bensì dare libertà agli apporti ulteriori, sia per lasciarsi correggere sia per svilupparsi ulteriormente. La psicanalisi deve costruire un progresso ermeneutico (di interpretazione) che si serve della religione senza pretendere di esaurire con le proprie competenze la “lettura” (psic)analitica dell’individuo. Questo non è perdere d’integrità ma è arricchirsi e ultimarsi con dei dati che formano un quadro quanto più esauriente della realtà studiata, cioè l’essere umano.