La ricerca del proprio sé (dal libro di Rollo May, L’arte del counseling)

La personalità non può essere compressa al di fuori del suo contesto sociale. La nostra personalità è condizionata dal mondo circondante senza di cui la nostra vita non avrebbe nessun senso. Noi ruotiamo intorno ai nostri nemici, non meno che intorno agli nostri amici.

Integrazione sociale

Un aspetto importante di una personalità sana è l’integrazione sociale. È un aspetto così importante, che si tende a identificare i problemi di personalità con le difficoltà sociali. Non affidarsi mai di nessuno è un atteggiamento nevrotico, in quanto noi siamo stati creati come esseri sociali, destinati a vivere all’interno di una collettività (famiglia, società). Le due tendenze estreme sono, da una parte di creare delle barriere per custodire la nostra integrità, dall’atra di aprirsi troppo al mondo, esponendosi così anche allo sfruttamento degli altri. Bisogna trovare una linea di equilibrio fra le due. Discutiamo di una di queste tendenze. Adler notava che il nevrotico è caratterizzato da un’incapacità di creare legami con gli altri e con il mondo sociale. Noi viviamo all’interno di una costellazione sociale, dove ognuno dipende dall’altro. Chiunque neghi e combatta l’interdipendenza, come ad esempio Nietzsche, continua a dipendere da essa nell’atto stesso di attaccarla.
Adler vede nella lotta per il potere la forza dinamica presente nell’individuo. Il concetto di ‘volontà di prestigio’ di Adler esprime la tendenza di porsi, per ambizione competitiva e vanità, al di sopra dei suoi simili. (Vi è una positività in ciò: la competizione stimola la mente umana e la creatività e così produce alla fine sviluppo). Questo ci porta al concetto più celebre della psicologia adleriana, il concetto di inferiorità. Il senso di inferiorità è universale.
Sentendosi inferiore l’individuo entra nella competizione. La civiltà si è sviluppata grazie alla necessità di compensare la debolezza fisica con l’agilità mentale (e quindi, al senso di inferiorità). Perciò il senso di inferiorità è la principale fonte di energia motivazionale. Possiamo dedurre che dietro una smodata ambizione si nasconda un profondo senso di inferiorità.
Spesso perché l’Io si sente inferiore, assume una speciale facciata di superiorità e si assicura che tutti lo notino. In questo schema di lotta per il prestigio, l’altrui umiliazione equivale al proprio innalzamento. Tutti abbiamo la tendenza a sminuire gli altri per accrescere il nostro prestigio personale. L’individuo normale, tiene sotto controllo questa tendenza e mira a orientare il suo sforzo verso un ambito sociale. Per questo Adler definisce la nevrosi come uno sforzo antisociale per la conquista del potere. Lui vede nella vanità e nell’ambizione i peccati capitali dell’uomo. L’ambizione nevrotica deriva dalla debolezza e dall’insicurezza e trae soddisfazione dalla svalutazione degli altri e dal dominio su di essi.
Il counselor scoprirà che quanto maggiore è l’integrazione sociale raggiunta dal cliente, tanto più, nell’insieme, egli realizzerà l’individualità unica che gli è propria.

Le sorgenti dello spirito

L’idea di Jung – la riunificazione della coscienza con i vari substrati dell’inconscio e la meta adleriana dell’integrazione con la società vengono ad appoggiare l’interpretazione secondo cui la meta finale sarebbe la riunificazione definitiva della mente dell’individuo. L’unità definitiva della personalità non è possibile né tantomeno auspicabile, perché la persona è dinamica, non statica; creativa, non vegetativa. Non desideriamo liberarci dai conflitti, ma piuttosto trasformare i conflitti distruttivi in conflitti costruttivi.
Lo scopo di alcuni psicoterapeutici è di fare scomparire il senso di colpa del tutto, trattandolo come un sintomo di malattia mentale. È vero che un eccessivo senso di colpa è dannoso, tuttavia esso non potrà mai essere eliminato del tutto, né ciò, del resto, sarebbe auspicabile. Quando si tratta di un aspetto della spiritualità, in questo senso è sano e costruttivo.
Cos’è il senso di colpa? Sentiamo la colpa ogni volta che nasce in noi il sentimento del ‘dovrebbe’, il senso della discrepanza fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, fra ciò che facciamo e ciò che dovremmo fare, fra ciò che una situazione è e ciò che dovrebbe essere.
L’uomo possiede la libertà creativa ed è sempre in ricerca di nuove possibilità. Questo fatto porta con sé anche un elemento di colpa, che ha origine nel conflitto fra la perfezione e il nostro stato di imperfezione, nel conflitto fra la natura animale e quella spirituale (corpo-anima), nella tensione soggetto-oggetto.
Nella nostra natura esistono delle contraddizioni. Se cerchiamo di vivere soltanto in termini solo terreni o solo nel mondo spirituale, diventiamo nevrotici. Ognuno deve sopportare dentro di sé la tensione fra due aspetti opposti del mondo: il condizionato e l’incondizionato; non viviamo come creature del tutto orizzontale né creature del tutto verticale. Nel punto di intersezione fra questi due piani nasce il senso degli imperativi morali.
Qualsiasi quadro della personalità che trascuri l’aspetto della tensione spirituale è incompleto.

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