Etica – estetica; unicità – universalità
(libro di riferimento: “Aut-Aut” di Sören Kierkegaard)
a cura di Liviu Anastase

Il fascino edonistico della vita estetica travolge quella persona che vive nell’immediato, ricercando sotto tutte le forme, il piacere e il godimento. Esso si impregna di tutti gli ambienti che attraversa, altera in ogni nuova esperienza il suo tono sentimentale, e scinde la sua personalità in una serie di incarnazioni effimere, sfibrando l’unità del suo centro spirituale. In questo frammentarismo psichico l’individuo agisce in conformità all’etica di circostanza, al relativismo. L’etica vuol distogliere l’uomo dalla distrazione per il molteplice e per il finito, e aprirgli l’accesso all’unità e continuità della personalità.

Io reale ed io ideale si conciliano e si identificano nella persona che vive moralmente, realizzando l’unita di universale e particolare (sintesi dell’io ideale e dell’io storico). Così si realizza l’unità di individuale e universale, la fusione dell’uomo nella sua concretezza storica, con l’uomo paradigmatico e ideale.
Nel pentimento assumo come colpa la mia realtà storica, accetto la responsabilità della colpa dei miei antenati (il peccato di Adamo). Il pentimento esprime che il male mi appartiene essenzialmente (a causa di Adamo) e, nello stesso tempo, esprime che il male mi può non appartenere essenzialmente (per merito del secondo Adamo cioè Cristo). La mia personalità finita ereditata da Adamo diventa infinita, grazie alla scelta mediante la quale mi sono scelto in modo infinito, scegliendo Cristo. La scelta mi ha trasformato radicalmente, e ora posso distinguere il male dal bene.

L’uomo estetico è l’uomo casuale; l’uomo etico, pur conservando la sua concretezza, fa di sé l’uomo universale, che riposa sicuramente in se stesso (ciò vuol dire che la moralità non gli si impone dall’esterno ma giace nella sua interiorità profonda). Chi vive eticamente ha se stesso come proprio compito. È trasparente a se stesso. Quando uno teme la limpidezza sfugge sempre l’etica. Se l’individuo ha conosciuto e ha scelto se stesso, egli sta per tradurre in realtà il suo io ideale.

La vita etica ha come duplice aspetto, che l’individuo ha se stesso fuori di sé, e in sé. L’universale può infatti benissimo esistere con e nel particolare senza divorarlo. È come il fuoco che non consuma il cespuglio ardente. La vera arte nella vita consiste nell’essere unico (uomo storico – Adamo) in modo di essere nello stesso tempo l’universale (Uomo paradigmatico – Cristo). Questo è possibile conciliando la concretezza (finitezza) con l’universalità (infinitezza) nell’uomo etico assumendo la morale cristiana e come conseguenza l’immagine di Cristo. Il dovere di ogni uomo è di manifestarsi eticamente. Se l’uomo diventa manifesto è anche immagine di Dio. L’esteta rimane in modo constante nascosto (anche se si vuol esteriorizzarsi a tutti costi) perché non si dedica al mondo totalmente. Il risultato è diventar nascosti e impenetrabili anche a se stessi.
L’universale è da realizzare nel singolo, perché l’universale astrattamente non esiste. Ogni uomo è un’eccezione, è unico ed espressione dell’individuale ma nello stesso tempo rappresenta l’universale umano. L’uomo eccezionale è la forza intensa con la quale egli riesce a esprimere l’umano. Però, egli confesserà pur sempre che sarebbe ancor più perfetto se potesse contenere in sé l’universale. Tradurre la realtà questo sarebbe il cammino verso l’universale sottomettendo (non escludendo) ciò che è casuale (estetico, adamico) con ciò che è universale (etico, cristiano). L’integrazione dei due elementi è la traduzione dell’etica cristiana nell’esistenza intra-mondana. L’etica dovrebbe sottomettere in se stessa il momento estetico, vale a dire l’estetica regge solo come relativo che si riassorbe nella vita etica. Lo stadio etico non squalifica né elimina lo stadio estetico, bensì lo domina e lo controlla, assegnandogli una sua funzione subordinata.

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