Il nostro coraggio è la nostra comunanza (in Cristo), anche se siamo molte volte allergici alla differenza che reca pericolo all’affermazione della propria personalità.
“non occorre un’offerta di disponibilità cristiana reciproca e l’umiltà che ammette di poter imparare anche dagli altri? Può una chiesa pretendere la gestione assoluta della Verità e nello stesso tempo lasciare spazio al dialogo (di fede)?”
D’accordissimo con te! Non penso debba esistere nella Chiesa di Cristo l’arroganza e la presunzione di scartare a priori le diverse visioni… Io credo che la Chiesa di Cristo debba vivere in una sorta di dipendenza e apprendistato da Cristo stesso, debba amare e studiare la Sua Parola… questo ciò che preserva una giusta “dottrina”.. e vivendo questo impareremmo anche il rispetto per il “diverso”.
Vorrei poter comprendere di più nel tuo blog ma purtroppo non comprendo la tua lingua.. è stato bello comunque passare per di qua… grazie per esser passato sulla mia Isola che non c’è… un grande saluto, God bless you! Noemi
Pensando ai ‘mea culpa’ di Giovanni Paolo II sembra sia intrapreso un cammino positivo e di sempre più ampia accettazione del valori altrui.
(vedi Arrigo Levi, “Le due fedi”, Il Mulino, Bologna, 1996, p. 45).
Chipul lumii lui DumnezeuOrtodoxia creștinismului nostru se măsoară în dispoziția la ospitalitate pe care ne-o manifestăm in raportul nostru cu celalalt. Într-o societate lacerată de individualism, de nervozitate, de intoleranta si de lipsa ospitalitatii umane, apelul solemn al lui Dumnezeu este să căutam acordul cu semenul. Semantica ospitalității indică un […]
Ogni volto umano é la storicizzazione dell’essenza divina nella carne perché Dio è l’essenza ed il centro spirituale del volto umano. L’uomo è stato creato ad immagine di Dio (ciò che caratterizza l’uomo nella sua origine e nella sua destinazione escatologica). Il volto è l’espressione della categoria relazionale dell’immagine. L’appartenenza all’altro riemp […]
Il nostro coraggio è la nostra comunanza (in Cristo), anche se siamo molte volte allergici alla differenza che reca pericolo all’affermazione della propria personalità.
“non occorre un’offerta di disponibilità cristiana reciproca e l’umiltà che ammette di poter imparare anche dagli altri? Può una chiesa pretendere la gestione assoluta della Verità e nello stesso tempo lasciare spazio al dialogo (di fede)?”
D’accordissimo con te! Non penso debba esistere nella Chiesa di Cristo l’arroganza e la presunzione di scartare a priori le diverse visioni… Io credo che la Chiesa di Cristo debba vivere in una sorta di dipendenza e apprendistato da Cristo stesso, debba amare e studiare la Sua Parola… questo ciò che preserva una giusta “dottrina”.. e vivendo questo impareremmo anche il rispetto per il “diverso”.
Vorrei poter comprendere di più nel tuo blog ma purtroppo non comprendo la tua lingua.. è stato bello comunque passare per di qua… grazie per esser passato sulla mia Isola che non c’è… un grande saluto, God bless you! Noemi
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Pensando ai ‘mea culpa’ di Giovanni Paolo II sembra sia intrapreso un cammino positivo e di sempre più ampia accettazione del valori altrui.
(vedi Arrigo Levi, “Le due fedi”, Il Mulino, Bologna, 1996, p. 45).