Immagine di Dio – essenza, esistenza, vocazione, di Liviu Anastase Concorso CECSUR premio I
I due pilastri dell’avventismo, evidenziati dal nome stesso (avventisti del settimo giorno) sono il sabato e l’avvento di Cristo. Primo è l’essenza dell’avventismo, il senso, il segno dell’appartenenza al popolo rimanente di Dio e il dono della compartecipazione (esistenza) con Dio nella dimensione temporale; il secondo la destinazione (vocazione) a cui tale comunione porta. Il sabato scandisce l’arco dell’esistenza del credente e si proietta sull’eternità che inizierà con l’avvento. “Il mondo senza il sabato, come ben diceva A. J. Heschel, sarebbe un mondo senza una finestra che dall’eternità si apra sul tempo”. Il presente è una categoria dell’essere, ed è sperimentabile come esistenza immediata (comprendiamo invece il passato come ricordo e il futuro come aspettativa). La nostra disponibilità verso Dio si misura nel tempo concesso a Dio nella nostra esistenza, nel investire in questo “presente” chiamato sabato che è parte del nostro essere e un tempo speciale dedicato alla ricerca di Dio e degli altri. Il riposo sabatico, che costituisce ciò che noi abbiamo già nella nostra interiorità, è l’anticipazione del sabato escatologico eterno cui l’avvento darà inizio. Il sabato che è inizio e presente (dono della creazione) insieme all’avvento che rappresenta il futuro (dono escatologico) sono azioni esclusive di Dio. Però i due eventi cointeressano direttamente l’uomo. Il sabato costituisce, dalla creazione in poi, già parte dell’uomo; l’avvento invece non è che un evento di cui si può avere, per adesso, al massimo l’anticipazione della partecipazione futura. Quest’ultimo non è mera interruzione del tempo bensì conversione, cambiamento radicale e imprevidibile con il quale Dio viene incontro all’uomo e lo sorprende portadogli l’eternità, congiungendo l’essere con la potenzialità verso la perfetta somiglianza con Dio.Nel trattare l’argomento dell’immagine e somiglianza con Dio, alle categorie più vicine a noi avventisti (sabato e avvento) si potrebbe trovare un corrispondente terminologico più generico: essenza (presente) e vocazione(futuro). In questo senso l’immagine di Dio nell’uomo non è monolitica, è articolata in momenti collocati nell’inizio (creazione) e nel futuro (avvento). Fra l’evento primordiale e quello escatologico sta il percorso esistenziale del credente, periodo tensionato dalla presenza del male che distorce parzialmente l’immagine di Dio. L’essenza, l’origine, il motore che è l’aspetto creaturale dell’essere umano è affermato dal pensiero pre-moderno e anche dal cristianesimo. L’immagine non solo non è l’originale, ma non è nulla senza l’originale poiché l’immagine non è qualcosa di vuoto, ma ha l’origine in Dio. Pertanto si tratta del condizionamento dell’uomo a Dio, il suo radicamento in Dio, la sua struttura che è di natura divina e simile al Creatore e della predisposizione alla somiglianza con Dio. La prospettiva moderna invece descrive l’uomo ridotto alla pura dimensione dell’esistenza, sradicato rispetto alla divinità. L’uomo è, in questa versione, un essere aperto al futuro (alla guarigione, al progresso) ma senza origini. Questa tendenza moderna fa dell’essenza dell’uomo solo compito, ed è per questo, che è una visione profondamente ‘anti-essenzialista’.L’esistenzialismo è la corrente che descrive la condizione dell’uomo alienato. La teologia (che rovescia il primato che l’esistenzialismo dà all’esisteza sull’essenza) trova il suo posto nel dialogo inserendosi nel discorso sulla tensione che esiste tra l’essenza dell’uomo e la sua situazione esistenziale alienata. Il peccato è qualcosa dalle dimensioni universali che descrive l’uomo alienato dalla sua essenza. L’essenza ricorda gli inizi, quando, nella sua struttura essenziale l’uomo è stato creato in perfetta corrispondenza all’immagine di Dio. Anche e soprattutto per questo che la creazione era buona (Gen. 1: 31).La vocazione (destino) è il secondo aspetto dell’immagine. L’uomo non porta in sé solo l’immagine dattagli all’inizio, bensì si apre al futuro, riconoscendo la sua incompiutezza, perché esso non è solo ‘contenuto’ ma anche ‘compito’. La partecipazione al divino non si attua in seguito alla nostra azione, piuttosto è una disposizione di essere riempiti dal divino. Il percorso in cui l’uomo diventa immagine di Dio è un processo storico con esito escatologico piuttosto che uno ‘stato’ poiché l’uomo non è (ha) una natura fissa ma è una storia aperta. Quindi, “esser-uomo” significa “diventar-uomo” secondo l’immagine di Dio.L’uomo è stato creato con questo grande potenziale: essere immagine di Dio e somigliare sempre di più al suo Creatore. La potenzialità non è perfezione: questo fatto significa che si lascia spazio alla crescita continua. Tale processo non è la somma di tanti momenti di imperfezione che culmina con la pienezza e la completezza. Ogni momento detiene la sua perfezione che non è però ancora completa rispetto “all’altezza della statura perfetta di Cristo”(Efesini 4:13). In questi momenti significativi la presenza spirituale di Cristo fa sì che nonostante l’attuale condizione umana, la vita umana si dedichi all’essenzializzazione. Con il ritorno all’essenza avviene un ritorno allo stato primordiale umano. Si anticipa così il senso dell’armonia che appartiene all’essenza umana come sua struttura propria. Di conseguenza lo squilibrio e la disarmonia dell’esistenza alienata appaiano nella loro vera luce, uscendo dai loro camuffamenti storici e individuali. Dunque, la realizzazione dell’immagine di Dio nell’uomo non esclude né l’essenza, che è il motore che vivifica la sua esistenza, né la vocazione, che avverrà nel futuro. Le due parti si complementano, si intrecciano verso la perfezione escatologica dell’immagine.Vi è altrettanto un rapporto di contrapposizione fra l’essenza e la vocazione. Per ‘diventare’ occorre rinunciare a qualcosa. L’uomo rinuncia a sé per lasciare spazio al divino nella sua vita. Nell’incontro con il divino, l’uomo supera se stesso, però, è Gesù che adempiendo un prolungamento spirituale, ha creato il passaggio verso la divinità. Cristo riveste sia il nostro profondo con forza divina, sia in nostro esterno con un mantello di grazia; quello che ci ha messo dentro di noi s’incontra con quello che Lui porta verso di noi, dando spazialità alla nostra natura. In comunione con Lui gli uomini diventano ciò per cui sono stati destinati: immagine di Dio.Gesù è il ritratto di Dio, vera immagine di Dio sulla terra. Cristo è il Primogenito, cui i fedeli vengono configurati (Rom. 8,29). In Gesù Cristo il vero volto dell’uomo appare come in un’immagine chiaramente illuminata, senza quelle deformazioni e punti oscuri insiti in ogni immagine di sé o dell’atro. In Gesù Dio ci pone davanti agli occhi l’immagine e somiglianza più chiara che possa esserci, affinché riconosciamo a quale dignità siamo chiamati. Attraverso l’umanizzazione di Gesù Cristo non si altera la bellezza dell’immagine divina, bensì la si esalta in una rivelazione di carattere cosmico perché con il suo sacrificio Gesù rivendica la partecipazione umana alla comunione con Dio e all’immagine di Dio.La categoria dell’immagine porta in se stessa la dimensione dell’alterità, della diversità, della differenza, perché la sua essenza è di essere immagine di un altro e il suo compito è quello di far vedere l’altro; porta in se stessa anche la dimensione della pluralità e della comunione, perché il Dio che è la ragione della sua iconicità è il Dio Uno in tre persone, è la sorgente della comunione e della reciprocità.L’idea dell’immagine divina serve a descrivere lo stato d’incompiutezza in cui si trova l’umanità. Dall’altra parte, il futuro della vocazione alla somiglianza con Dio va concepito anche come ciò che costituisce già l’uomo nelle caratteristiche della sua esistenza naturale, poiché soltanto a tale condizione quel futuro può essere affermato come realizzazione della vocazione stessa dell’uomo. Comunque, il ritorno all’essenzialità sarà completo solo con la nuova creazione, quando il Creatore non si pone più di fronte al creato, ma dimora in esso. Tutto è ora partecipe della pienezza inesauribile della vita divina a causa dell’inabitazione di Dio. Adesso la somiglianza è completamente ripristinata. L’uomo diventerà, come agli inizi, l’immagine perfetta del suo Creatore.



la ricerca dell’essenza è di fondamentale importanza io cerco di esprimerla scrivendo poesie grazie per aver capito alcuni concetti in merito all’essenza….
GIUSI PONTILLO
poesia come espressione di luce interiore
GESU’ RISORTO
Parlo di te Gesù;
della mia anima stanca
che cerca
il suono della tua Parola ;
Parlo di te Risorto
senza un lamento,
della tua agonia
e della tua Passione Vissuta;
Parlo di te Condannato,
dagli uomini egoisti
e non ho parole,
parlo dei tuoi occhi luminosi
e dell’ulivo che porti
tra le mani ; e mi chiedo
ci sarà ancora domani…
la Pace nel mondo?
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AVEVA GLI OCCHI PIU’ BELLI MIA MADRE
Aveva gli occhi più belli
mia madre
quando al buio
saliva le scale
a stendere i panni
al figlio infelice;
avevano una strana luce
di fuoco:
era la luce e la forza
dell’amore materno.
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CIELO
Cielo…
Penso a te o madre mia
Sei come un manto di stelle;
Vita…
Scopro il mare
Ci sei tu
Meteora caduta
Nella notte
Della Vergine Santissima
A nuova Vita.
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E UNA TREMULA MANO
E una tremula mano
stringe i pensieri
come stelle filanti ;
giace sull’orlo
l’appiglio del vento
e spenta
cade la luce del sole
sulla terra cava:
è stata la disperazione
a togliere il respiro alla notte.
Domani raccoglierò
i resti di ciò che mi resta.
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DIARIO PER EUGENIA
Un giorno mi vedrai
Piccola fiamma spaventata.
Nei tuoi occhi ancora il buio
Nei tuoi pensieri il gran martirio
Brilleranno le spine del tuo cuore
e capirai l’amore per i tuoi fratelli.
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ORCHIDEA DEL FEMMININO
E regalerò al tempo
Il mio respiro di viole
L’orchidea ai confini dell’amore;
Il tuo profumo
Essenza indelebile
Sulla mia pelle
Dipinta dal tempo.
Al mio destino racconterò
Di questo arco antico
Di note di musica celestiale
Cercando di carpire
Il mistero della Vita.
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L’ALBERO ANTICO ERA DELL’ETERNO
Il mio respiro archetipo
Dell’albero antico:
Uomo Divino
Hai bevuto grappoli d’uva?
“Erano già vendemmia
Le vigne del Signore”
E il sapore del vino
Già bevuto;
negli occhi tristi:
un Sole.. Luna
per l’Eterno..
o un Amore
Ai confini della terra?
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PRESA DAL VENTO HO RICAMATO LE STELLE
C’era il Sole
Nei miei occhi di bambina
Il Mare
Nei miei sogni di ragazza
Il cielo
nel mio futuro di donna
Ma furono le stelle
a ricamare la mia anima
e il vento a rubare
il mio mistero.
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L’UNIVERSO E IL MIO ESSERE
Roseti di bianchi petali
articolano soffi d’infinito,
penombre attorcigliate
d’onde marine
sono sibili al vento
tra i canneti,
l’edera verdeggiante
è il suo profumo.
Sono pietre antiche
del mio Essere Universo!
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SULLA SOMMITA’ DI UN FIOR DI LOTO
Sulla sommità di un fior di loto
La vecchia Pandosia
Si affaccia spettacolare sull’Acheronte;
Sono salita solitaria e stanca
Per ammirare la sponda descritta da Dante
Delle anime morte,
Di la del fiume
E scorgere come in un sogno
Le mie anime care,
Al velo emozionante della Storia
Sto sfogliando tutti i petali di loto
Come figlia spirituale
Sul cavallo di Dio.
Sulla vecchia Pandosia:
“Città del silenzio”
Ora sorge la città di Anglona..
con il sole che si illumina a mezzogiorno;
Sono qua
Per visitare la Vergine Santissima
E chiedere con fervore
Un dono di grazia.
Sono salita ricordando i miei giorni
Di scuola elementare
E vivere la battaglia di Pirro
Con tutti i suoi elefanti
Sul vero luogo avvenuto
Ora il tempo si è fermato:
C’è la storia che parla
Attraverso il velo della suggestione.
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UN QUINTO DI SOLE ALL’ORIZZONTE E L’ANIMA SI SPANDE
Verranno giorni in cui l’anima si spande
E un quinto di sole all’orizzonte
Disegna il tuo cammino
Su labbra febbrili
Che avranno sete
Di desiderio d’amore;
Verranno le stelle
Sassolini accesi
A cadere nell’anima
Nel nome della Vergine Maria .
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A NATALE
A Natale parliamoci
come amici lontani
Al mare regaliamo
le nostre emozioni passate
al cuore puntiamo
parole di fuoco
che il tempo non oblierà mai
alle stelle declamiamo
le nostre poesie
che culleremo nel grembo
di Maria
e nel giaciglio del bambino Gesù
si ricorderanno di noi per Sempre.
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25 DICEMBRE
Salgo per le stradine tortuose
In questo libro le mie date
La mia vita
I miei giorni
Qui la neve è un tappeto soffice
Aspetta questo 25 Dicembre
E dipingo
Con lo specchio dell’anima
La mia casa
E non ci sono più spettri
Soltanto immagini vive
Del ricordo
Per un attimo insieme a te
Bambino Gesù
Tutto è vivo
Sotto le stelle nell’Universo.
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NOTTE DI NATALE
Busso alla tua porte
O mio Redentore
In questa notte fredda e buia
Cerco asilo ..
La mia famiglia è un lontano miraggio
Si è sciolta come neve al suolo
Cerco la mia casa
Abbandonata
Che non scorgo
Cerco i miei pensieri dolci
Di bambina in un biscotto
Dentro a quel panificio ormai vuoto
Cerco i miei fratelli tutti
Lontano sento le loro voci.
Che il cielo mandi almeno
Il tuo calore
Ma è già l’alba.
Oh travagliata notte Gesù
Sono rimasta senza coperta
Donami il tuo amore
E i miei giorni
Avranno soltanto il tuo calore.
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VADO LONTANA
Nella palude il fiume dei ricordi
Sotto i rossi tramonti
La nebbia svanisce
E vado lontana
Presa dal fuoco dentro al petto
Sono gli alberi
Le mie forme
Le case i mie ricordi
Al mio paese
Sono le ombre
i miei momenti struggenti del Natale.
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Note biografiche
Giusi Pontillo è nata a Grassano il 18 marzo 1960. Dopo essersi diplomata all’istituto Magistrale di Matera, per motivi di studio e di lavoro, si trasferisce a Milano. Dopo alcuni anni di permanenza nella metropoli lombarda, ritorna nel paese natio. Attualmente risiede a Policoro.
Inizia a scrivere versi sin dall’infanzia.
Nel 1998 fonda, insieme a altri due giovani artisti di Grassano, l’associazione culturale “Amici della poesia”.
Nell’estate dello stesso anno promuove il Primo Concorso Nazionale di poesia di Grassano “Poesia per Comunicare” che ebbe un forte successo di partecipazione, Nazionale.
Negli anni successivi pubblica 5 edizioni di raccolte di poesie: “I quaderni Grassanesi”
Dal titolo: “Anima”, “La Maddalena”, “Sophia e i profumi d’oriente”, “Primula rossa”…..
LA Maddalena da Gerusalemme a Sorrento …Passione e altre ancora da pubblicare prossimamente.
Ha declamato le sue Poesie in diverse occasioni (Teatro stabile di Potenza, Rai Tre, )
Molte sue poesie sono state pubblicate in diverse edizioni di antologie di Cronache Italiane; e su vari siti Internet.
Ha partecipato a diversi concorsi di poesia. (Pescara, Ferrandina).
Ha vinto il primo premio della III edizione del concorso di poesia di Marconia di Pisticci.
Ha ricevuto dei premi d’Accademia di Greci marini e ACCADEMIA Neapolis. “Napoli”
Nel 2005, ha pubblicato la raccolta poetica, edizione Arduino Sacco di Roma, “Anastasia e Federico II”
Nella quale sono state inserite foto pittoriche dell’artista policorese; Tina Maselli,
“… Giuseppina (Giusi) Pontillo, nota e stimata poetessa di Grassano (MT), coglie l’attimo nella sua fugacità ed evanescenza e lo sprigiona nell’iridato caleidoscopio della poesia per offrirlo a sé e agli altri, tesi alla naturale ricerca della felicità “eudemonismo”, che lei riesce a sfiorare e a trasfondere con intenso slancio e con accenti spontanei e coloriti.
La sua poesia, soffusa (di aura solare), è creazione di immagini ora limpide, palpitanti di fresco stupore dinanzi al fascino delle bellezze naturali e ora dolenti, quasi singhiozzanti per l’umana pietà nell’impatto diretto con il dramma esistenziale, vissuto nella solitudine che “mai può cessare”.
Sono densi di attualità i suoi sommessi richiami, rivolti a un mondo inaridito, che non sa più stupirsi, che non sa più donare e godere, non sa più sognare, sperare ed amare, neppure col canto.
Il messaggio di Giusi, sostanziato di “luce interiore”, rifulge in versi sobri, nitidi e melodiosi. intima ed inscindibile è pertanto la connessione fra testo e forma espressiva.
La produzione poetica dell’autrice scaturisce, come polla sorgiva, da un innato bisogno di poetare <> e deriva da lunghi, ardui percorsi culturali e artistici, evidenziando mio avviso una personalità attenta e sensibile alle esperienze liriche della realtà contemporanea…” Giovanni Abbate.
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Complimenti, cara poetessa Giusi Pontillo!