CeCSUR: “Religione, società e speranza” con Jürgen Moltmann (English / Italiano)

25 03 2009

Noi&Moltmann
Incontro CeCSUR – Istituto Teologico Avventista Villa Aurora con il teologo Jürgen Moltmann (23-24 marzo 2009). Italiano – English
jmoltmann23marzo09primaparte
jmoltmann23marzo09parte2
domandemoltmanndopoparte2
jurgen-moltmannrisurrezione
jurgen-moltmannsabato





Dragostea (Lucian Cristescu)

5 02 2010




Incontri CeCSUR: Vilma Baricalla

10 12 2009




Appunti: Teologia Mistica – Vladimir Lossky

1 12 2009

Teologia Mistica – appunti miei Vladimir Lossky

Non esiste teologia senza mistica. Lo gnosticismo è conoscenza. La teologia cristiana è un mezzo che serve per uno scopo molto più elevato di ogni conoscenza.
Per Plotino (neoplatonico) l’anima quando comprende un oggetto tramite la scienza, si allontana dall’unità, quindi non è più uno assoluto. La via estatica, l’unione: sei interamente dell’oggetto, una con esso, la molteplicità svanisce, e il soggetto non differisce dal suo oggetto. L’essere è legato alla molteplicità, essendo posteriore all’Uno.
Per Dionisio l’estasi è uscire dall’essere. Non è (come per Plotino) una riduzione dell’essere alla sua semplicità assoluta. Plotino chiama tale processo semplificazione. Il Dio di Dionisio è un Dio che non si può conoscere attraverso l’essere. Non è Dio-unione primordiale dei neoplatonici. Dio non è né Uno né multiplo perché Egli supera quest’antinomia; ma semplicemente non si può conoscere. Il principio dell’essere creato è il cambiamento. La creatura è contingenta per natura, la Trinità è stabilità assoluta. Non se ne può parlare in termini di procedimenti, atti o determinazioni interne. La Trinità non è né una né molteplice. La sua perfezione supera la molteplicità di cui radice è la dualità.
D’altronde Origene ritiene che Dio sia una natura intellettuale semplice che non ammette nessuna complessità; Egli è la Monade, l’Unità.
Per S. Basilio ritiene non solo l’essere divino come non concepibile con dei concetti, ma anche gli esseri creati. Contemplando gli oggetti noi analizziamo le loro caratteristiche che ci permette la loro concettualizzazione. Tuttavia, quest’analisi mai potrà esaurire il contenuto degli oggetti della nostra percezione, sempre rimarrà un resto irrazionale, che ci sfuggirà alla nostra capacità di immettere definizioni.
San Gregorio di Nyssa: qualunque concetto circa Dio è un surrogato, un’immagine fasulla, un idolo. I concetti che costruiamo di una rappresentazione intelligibile di Dio sono idoli di Dio, invece di scoprire Dio stesso.
Nella tradizione bizantina non si è fatta mai la differenza fra la teologia e la mistica. Dio non si prospetta come un oggetto, perché NON si tratta di conoscere, ma di unione.
Dionisio l’Areopagita distingue 2 vie teologiche: catafatica o positiva – attraverso affermazioni; teologia apofatica o negativa, attraverso negazioni. Prima via porta ad una certa conoscenza di Dio ma è una via non perfetta; la seconda porta ad una disconoscenza totale ed è una via perfetta.
Tutte le conoscenza hanno come oggetto quello che esiste. Dio è oltre quello che esiste.
La conoscenza dell’inconoscibilità di Dio equivale con un incontro con Dio personale della Rivelazione. L’anima non cessa di crescere, esce fuori da sé e supera se stesso, e desidera di più.
Tutto quello che diciamo positivo di Dio non indica l’essere ma quello che si trova relativo al suo essere.
Teologia negativa: inconoscibilità perfetta, apofatismo radicale.
Purificazione interiore, katarsi, metanoia. Ma non un’intellettuale neoplatonica (con lo scopo di liberazione dal molteplice correlativo all’essere), bensì, come Dionisio percepe, un rifiuto di ricevere l’essere come tale, un rifiuto del creato per raggiungere l’increato. L’unione di Plotino può significare il discernimento dell’unione ontologica primordiale dell’uomo con Dio. L’unione misterica di Dionisio è uno stato nuovo che suppone un innalzamento, uno processo in cambiamento, il passaggio dal creato all’increato, divinizzazione.
La via catafatica o affermativa è una discesa, una via che discende verso di noi, una scala delle teofanie o delle manifestazioni di Dio nel creato. Dio approda verso di noi attraverso le sue energie che lo fanno conosciuto. E noi saliamo nell’unioni in cui Lui rimane sconosciuto. La teofania più alta di Dio nel mondo è l’incarnazione, l’inumanità del Figlio. Però, in questa manifestazione di Dio non ha smesso di essere nascosto per noi. Neanche così non si possono formulare concetti positivi per le nostre facoltà intellettive riguardo Dio. Non possiamo cadere in una teologia dei concetti, o una teologia astratta, ma bisogna seguire una teologia contemplativa.
L’apofatismo non è un misticismo impersonale, ma un’esperienza di un Dio infinito assoluto in cui l’essere umano si perde, dunque riferito al Dio personale.
Il Dio personale non è una persona chiusa in sé. L’uomo tramite la grazia deve esserne partecipe (alla vita infinita nella luce della Trinità).
L’unione non è con l’essere (sostanza) di Dio, anche in una misura ridotta. Sarei Dio per natura. Dio sarebbe non solo una Trinità ma tante ipostasi che impartono la stessa natura divina. Non possiamo partecipare alla natura o all’ipostasi di Dio. Possiamo partecipare alla natura divina non in Sé, ma nelle sue energie con cui Dio viene fuori, si mostra, si dona, comunica con l’uomo. Inaccessibile per quanto riguarda il suo essere. Comunicabile per le energie (dunemeis) solo. Dio sussiste non solo nel suo essere, ma anche fuori di esso. Dio non è ridotto nelle sue energie. È completamente presente in ogni raggio della sua divinità. Le energie non presuppongono la necessità della creazione, ma è un atto del volere di Dio stabilendo un soggetto nuovo fuori dall’essere divino, ex nihilo. Le energie non sono accidenti, dunque non c’è nessuna passività da parte di Dio.
Il carattere iconomico del Logos: Il Figlio è rispetto al Padre come la definizione rispetto al soggetto definito. Logos significa definizione. Il Figlio è una testimonianza breve e chiara della natura del Padre.
L’unione con Dio nelle sue energie o l’unione per grazia porta la divinizzazione tramite la grazia. Così, tutto ciò che Dio ha per natura al di fuori della sua identità di essere diventa anche nostro. Rimaniamo creati ma diventiamo dio per grazia, così come Cristo è rimasto Dio, diventando uomo.
Si suppone la causalità, la grazia presentandosi come effetto della Causa divina, come nell’atto della creazione. Questa è un atto libero della volontà e non un fluire naturale, come le sue energie.





Commento al: PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI … così ha inizio il grande inganno, di Luigi Di Bianco

1 12 2009




Prossimità, dono, volto (presentazione libro “Il Regno dei volti”

24 11 2009

Presentazione del libro “Il Regno dei volti”
di Liviu Anastase

L’uomo è stato creato ad immagine di Dio non solo riguardo a Dio e alla sua essenza, ma anche in relazione con l’altro, con cui configura tale immagine. Considerata l’«immagine» di Dio nel suo momento di partenza (origine) e d’arrivo (vocazione) si lascia spazio ora ad un’antropologia relazionale del volto che integra questa visione iniziale con un successivo conferimento, quello del volto relazionale. E questo appunto perché il concetto “uomo” sostanzialmente gioca entro questi due paradigmi: l’essenza e la relazione.
Espressione della categoria relazionale dell’immagine, il volto è promotore e motivo di rinnovamento. Il volto non si può manifestare nell’egemonia dell’altro. Il volto non subisce l’altro, ma non sussiste nemmeno lui come sovrano dell’altro. La pluralità dei volti cede spazio solo per l’autorità comune sul creato perché è il Regno degli uguali, che lascia libera l’espressione delle parti in relazione al tutto. Ospitare vuol dire costruire un tempo-spazio dove l’altro, colui che è ospitato, si può mostrare nella sua identità. Colui che ospita cerca il dialogo con l’ospite senza attenuare la sua presenza, la sua identità.
L’antropologia relazionale va considerata nei due aspetti: «intrapersonale» e «interpersonale». La relazione dialogica con l’altro volto deve essere resa possibile nell’equilibrio fra il senso di incompletezza parziale (apertura all’altro) e la necessità di non sopprimersi davanti all’altro (affermazione di sé). L’ermeneutica del volto si muove nell’ambito dell’antropologia relazionale, consacrando al termine «volto» la valenza relazionale che gli è dovuta. Considerando il volto si possono delineare una natura essenziale ed una relazionale.
La natura essenziale del volto si riferisce alla struttura umana e a ciò che caratterizza l’uomo nella sua origine e nella sua destinazione escatologica. L’essenzialità del volto comprende la tutela dell’essenza del volto e la sua trasformazione. Il dovere del credente è di custodire il volto essenziale primordiale che Dio gli ha elargito alla creazione. Il volto è la forma misteriosa di una suprema presenza e il segno esterno di una realtà interna. L’essenza espressa nel volto è la manifestazione simultanea dell’assoluta subordinazione (per causa della sua incompletezza strutturale senza l’altro) e della sua assoluta libertà (perché fatto alla somiglianza di Dio, cioè come agente libero).
L’incompletezza parziale del volto fa in modo che esso non basti a se stesso. Il volto si costruisce nella relazione. Il volto relazionale bisogna che si cristallizzi intorno all’altro volto. Il volto è fatto da Dio, ma non tanto per Dio. Il volto si dà alla presenza dell’altro volto. L’immagine di Dio, sia come origine che come vocazione, è, in effetti, un concetto molto autoreferenziale. Perciò, il volto viene a completare l’immagine di Dio perché è una rappresentazione definitasi rispetto all’altro volto. L’«immagine» è vista così nella sua accezione più unitaria: l’immagine interna (essenza) ed esterna (volto).
In vista della relazione con il volto, l’uomo è chiamato alla tutela (sincronia) di ciò che è buono in lui e alla trasformazione (diacronia) di ciò che non lo è. Si parla dunque di una crescita e di una trasfigurazione del volto. Lo strutturarsi in una forma più armonica si realizza con il superamento dell’ego, un cambiamento che scaturisce quando si entra in contatto con la parte più essenziale di noi. La personalità è il nostro essere nel mondo. Il volto è l’adattare la sua essenza in modo da relazionarsi con le altre essenze dei volti simili. Ogni volto é il corrispondente o la storicizzazione dell’essenza divina nella carne perché Dio è l’essenza ed il centro spirituale del volto.
La trasformazione del volto. L’essenza espressa nel volto non è statica: è un valore da conservare, ma anche da sviluppare o addirittura da cambiare. Il dinamismo del volto significa crescita, rinnovamento costante e nobilitazione del volto. Cristo è l’essenza dell’umanità ed è pure l’essenza della divinità svelatasi all’umanità. Cristo è il volto della trascendenza fattasi manifesta nell’immanenza del volto umano. Cristo è la persona infinita che si rende finita per scoprire la magnificenza del volto del suo Padre. Cristo compare come fattore d’unità solidale fra la natura umana e quella divina.
La natura relazionale del volto implica trascendenza e storicità. Ciò che trascende è il mistero del volto. Il volto trova un paradigma in Dio stesso (Ro 12: 2): come Dio ha la sua «perfetta volontà» e unicità che non può essere piegata da altri, così ogni uomo ha una sua trascendenza. Il volto esprime da un lato la sua affermazione di sé, che è una volontà non relazionale. Dall’altro lato, la sua «perfetta volontà» è anche «buona » e «gradita», una volontà non più per se stessa, ma anche per l’altro, dunque una volontà relazionale. La trascendenza è considerata qui non solo nell’accezione di chiusura (essenza fissa o trascendente) o di inafferrabilità del volto ma anche nella sua risposta interattiva ed attrattiva (estetica). Il volto diviene non solo il luogo della scelta etica e quindi del miglioramento, ma anche della letizia estetica del rapporto con l’altro volto.
Così la natura relazionale del volto si riferisce anche alla storicità, oppure alla presenza del volto. Si tratta sostanzialmente della manifestazione dei principi morali divini nel mondo delle relazioni fra i fenomeni amici, ma in un modo estetico. Questa implica la fratellanza e ciò che attira e dà bellezza in una relazione.
Il volto è esperienza metafisica solamente quando l’uomo si trova di là di se stesso, vale a dire quando incontra il volto altrui. Il reale storico è definito non solo dalla presenza dell’io ma anche dalla presenza dell’altro volto. Il trascendente si accoglie attraverso dei segni: il volto è un segno della trascendenza espresso nella storia. L’alterità è concreta, l’io incontra l’assolutamente altro, che diviene il luogo d’incontro con la metafisica. Certamente, il volto ha una forma sensibile; il suo principio appartiene al mondo empirico. Questa sensibilità del volto permette l’esserci della relazione. Tuttavia, l’uomo si trova fra la realtà fenomenica (materiale) e quella trascendente (spirituale). Quindi, anche il volto, come parte costituente dell’essenza umana, ha una doppia dimensione: una trascendente e una storica. L’uomo può percepire la presenza del volto altrui quale fenomeno storico, oppure quale manifestazione del trascendente. Da qui risulta la coesistenza di due costituzioni che misteriosamente dispongono della facoltà di coincidere: l’uomo ha una fondazione divina, ma è di natura umana.
L’essenza strutturale dell’uomo si trasforma secondo l’immagine di Dio, il volto dialogico cresce assistito dalla grazia di Cristo. Se la nostra relazione con l’altro non fosse basata e misurata con la misura di Dio, essa si logorerebbe. La relazionalità del volto va garantita dalla fedeltà alla sua struttura. La relazione con Dio non ha il ruolo di stornare dal mondo, perché la nostra «origine» ci stabilisce come aperti al mondo e la nostra «vocazione» non è autoreferenziale, ma preparazione e trasformazione per trovare l’altro. Il volto non è la maschera per proteggere il sé, ma ciò che ci porta all’altro. Dio è il garante e il mediatore del modo giusto di porsi nei confronti del mondo: non assorbiti dal mondo, ma nemmeno non volti ad inghiottire per sé il mondo. Il richiamo necessario a «non conformarsi al mondo» (Ro 12: 2) deve essere visto nell’ottica di questo giusto rapporto.
Il volto non indica semplicemente la presenza dell’altro, ma esprime anche la modalità secondo cui tale presenza si dispone. Il volto rappresenta un certo modo di essere presente dell’altro. Altro si presenta come un infinito di modi possibili velati per me. Per questo ciò che nel volto si fa presente è l’infinito. Il volto si rifiuta di essere contenuto, posseduto o spiegato per la sua stessa essenza trascendentale. Prima di tutto, l’umanità del volto è di ascendenza divina, ma poi è relazionale e storica. Il volto è appartenenza ed affermazione di questa appartenenza, ma è anche contestazione della egemonia dell’io. La relazione con il volto esige la coesione. L’espansività verso l’altro volto delinea meglio i lineamenti del proprio. L’appartenenza riempie di senso la propria identità e fa sì che il Regno si costituisca in armonia e pace. Questa comunione contiene l’incontro con il volto ed è il sacrificio dell’io.
Nel sacrificio del volto non si ha una frammentazione dell’io, ma una ricomposizione olistica in funzione dell’altro da me. Per permettere che il volto sia in dialogo con il sé, l’io si ritira e lascia uno spazio dialogico per la manifestazione del volto. Il volto è l’essere predisposto nell’economia del sacrificio di sé, ma istituito in ogni caso come vittoria della propria vita. È una vittoria della propria vita sulla propria morte. È una morte di sé che promuove una vita nobile e superiore come qualità. Questo è un sacrificio che combatte i totalitarismi dell’io. Non si tratta di una tendenza all’autodistruzione, ma è l’amore per la vita, che va vissuta come unicità legata alla diversità dell’essenza, ma anche come compatibilità dialogica fra i volti. È la rivincita sul totalitarismo dell’io, che reintegra l’identità nella totalità, che riconosce la pienezza essenziale dell’io solo in relazione con l’altro volto.





Corso etica cristiana (ethics) Miroslav Kis (7 parti)

17 11 2009




Imparatia chipurilor

2 11 2009

Chipul lumii lui Dumnezeu

Ortodoxia creștinismului nostru se măsoară în dispoziția la ospitalitate pe care ne-o manifestăm in raportul nostru cu celalalt. Într-o societate lacerată de individualism, de nervozitate, de intoleranta si de lipsa ospitalitatii umane, apelul solemn al lui Dumnezeu este să căutam acordul cu semenul. Semantica ospitalității indică un loc de intâlnire sub același acoperiș, unde să ne odihnim si să sărbătorim umanitatea noastră, pentru că toți suntem călători și in definitiv nimic nu e al nostru. Tot ce se află sub cer este teritoriul tuturor, căci venim toti din unul, Adam, si avem un singur Creator-Dumnezeu. Întrucât omul nu este o plantă, o ființă imobilă, este numai natural să impărtășească totul cu toți. Ospitalitatea fiecăruia este descoperită când se cedează altuia o parte din propriul spațiu, fără ca identitatea personală să fie atenuată sau anihilată. Această dimensiune relaționala a omului este numita de E. Levinas chip care nu se poate fixa, cuprinde, incătusa căci este dincolo de puterea noastră de întelegere. Cu chipul nostru privim în exterior la lume și prin chip dialogăm cu ea.
Împărătia lui Dumnezeu nu este o realitate celestă, străina de oameni ci este în inimile credinciosilor care isi păstrează si dezvoltă chipul lui Dumnezeu in ei. Crestinismul nostru are datoria să se conformeze imaginii chipului divin și modelului pe care-l are Dumnezeu despre aceasta Împărătie, în care fiecare chip constitutiv are rolul său activ si unic. Transformarea din Romani 12: 2 (Să nu vă potriviți chipului veacului acestuia ci să vă innoiți…) pe care Dumnezeu o pretinde de la noi este legata de conformarea chipului nostru în asemanare cu chipul Său. Aceasta implica necesitatea unei corespondente și cu chipul alteritatii umane a semenului (caci mi-este asemanator, imi construiesc eul și identitatea proprie in confruntarea cu el).
Realitatea umana se incadrează intre doua paradigme – esenta si relatia. Esenta omului este divina, pentru că a fost creat după chipul si asemănarea Dumnezeului său. Această esentă se dispune, concretizează si intruchipeaza în cadrul dialogic al perechii, intelegând prin aceasta si extensia sa – relatia interumana in general. Produsul finit al creatiunii nu este omul singular ci polarizarea acestor esente umane barbat/femeie. În concluzie, chipul lui Dumnezeu în om este atat un chip interior esential cât si un chip exterior relational.

Natura structurală a chipului uman

Omul este creat dupa chipul lui Dumnezeu, si aceasta este ceea ce caracterizează omul în originea sa si în vocatia sau destinul său escatologic. Chipul lui Dumnezeu in om este estența sau natura cu care omul a fost creat. Fiecare chip uman este istoricizarea esentei divine in trup pentru că Dumnezeu este centrul spiritual al omului si ceea ce dă coeziune, armonie si fericire omului. Când, din cauza ipocriziei (sau divergentei dintre gândire, vorbire, făptuire, omul are conflicte interioare intre părtile luminoase si umbroase ale caracterului său, el devine nefericit. Asadar acordarea după modelul divin îl duce pe om si la armonizarea cu semenul său, căci fiecare isi are derivatia si fundamentul din si în Dumnezeu. Este in aceasta o subordonare pozitivă fată de altul, in acelasi timp bucurându-se de o absolută libertate. Întrucât omul structural nu este complet fără altul (conf. Gen. 2: 16) este necesară o anumită subordonare sau dependentă fată de celălalt. Acest lucru trebuie să se desfăsoare in libertate absolută pentru că orice om a fost creat în asemănarea cu Creatorul, ca agent liber.
Iisus Hristos este esenta umanitatii si a divinitatii revelate umanitătii. Hristos este chipul transcendentei manifestat în imanenta chipului uman. El este factorul de unitate solidară intre natura umana si cea divină. Chipul omului este un semn sensibil sau un fenomen al transcendentei esprimat în istorie, pentru că este chipul vizibil al unei realităti invizibile. Aceasta sensibilitate a chipului permite existenta relatiei, căci altfel ar fi ceva abstract care nu se poate esperimenta.

Natura relatională a chipului uman

Chipul este si expresia categoriei relationale a asemanarii omului cu Dumnezeu (Geneza 2: 16). Chipul nu se manifesta in cadrul hegemoniei sau subordonarii in fata altuia căci pluralitatea chipurilor cedeaza spatiu numai autoritatii comune asupra creatiunii. Nici a fi absorbiti de către lume dar nici a inghiti lumea pentru sine. În relatia cu “chipul”, eul se retrage partial si lasă un loc dialogic pentru manifestarea acestuia. Chipul este entitatea dispusa sa daruiasca un sacrificiu de sine instituit in orice caz ca o victorie a propriei vieti asupra propriei morti. Este o ‘moarte’ de sine ce promoveaza o viata nobila si de calitate superioara. Apartenenta sinelui la altul dă sens propriei identitati si face ca Împaratia chipurilor sau Impărătia lui Dumnezeu pe pământ să se constituie in armonie si pace.
Principiul fiintarii creaturilor este schimbarea, trecerea din fiinta in nefiinta (si invers) si multiplicitatea sau pluralitatea. Nici măcar Dumnezeirea, în statornicia Sa absolută, nu este redusa la unu. Cum ipostasurile dumnezeiesti sunt unite in chip nedespărtit fără a separa firea, tot asa si persoanele umane formează un ansamblu sub acelasi acoperis al naturii umane, distincte dar unite de esenta divină comuna.
Mărturisind doar individualitatea ipostasurilor (adica doar insusirile personale), fără a considera esenta noastră comuna sau fundamentarea divina a chipului, umanitatea este sărăcită sau chiar anulată in cazul in care este considerată doar ca o monada izolată ori ca o insulă fără căi de acces.
Chipul nu e o masca pentru a ne ascunde, ci ceea ce ne conduce spre altii, respectând individualitatea dar si libertatea, pentru ca Împaratia celor asemenea si egali lasă libera expresia partilor relationate la intreg.





Se cauta nebuni pt Hristos! (S. Tartarau si L. Cristescu)

30 10 2009

Asculta aici :arrow: Se cauta nebuni pt Hristos





Breve commento al “Determinismo o libero arbitrio?” di Luigi Di Bianco

12 10 2009

Caro Luigi
Conosco abbastanza il tuo pensiero su questo argomento (e forse ne saprai anche tu il mio). Direi solo una cosa, che sarebbe bene che tu considerassi: lo scienziato pazzo, di cui parlavi nelle conclusioni, sceglie di distruggere il mondo, è libero di farlo in virtù del suo libero arbitrio, ma non è detto che Dio scelga di permetterli di farlo fino alla fine. Dio, perché onnipotente e onnisciente, può impedire l’attuazione della follia dell’uomo (o del demonio). Dio, nella Bibbia, ha predetto il ritorno di Cristo, che metterà fine al mondo presente (e non sarà certo un pazzo a farlo). Il pazzo non è meno libero perché Dio gli impedisce di distruggere l’umanità (poiché comunque ha fatto la sua scelta di distruzione del mondo anche se non riesce a compierla). E Dio non è meno Dio se tollera un pazzo che pianifica prova la distruzione del mondo.

——————–
Caro Liviu.

Certo che conosco il tuo pensiero. Il tuo commento lo avevo previsto.

Come prevedo anche che la mia replica ti lascerà perfettamente indifferente. J

Così Dio, a un certo punto, revoca il libero arbitrio e si riprende la sua onnipotenza.

Ma perché lo può fare solo nel caso dello scienziato pazzo? Non può revocare anche il mio libero arbitrio se io decido di suicidarmi?

Non può revocare il libero arbitrio di un rapinatore di sparare sulla gente?

Certo che può dirai, Dio è onnipotente! Appunto.

In quanto onnipotente, Dio stabilisce quando l’Uomo può decidere autonomamente e quando no.

Il libero arbitrio quindi non c’è perché limitato dalla potenza di Dio.

C’è solo la Grazia come diceva S.Agostino.

—————-

Caro Luigi

È vero. Finalmente siamo d’accordo: il libero arbitrio è parziale, quindi che non prenderà una piega assolutista, appunto perché l’uomo non è onnipotente come Dio.





Predici cu pastorul Lucian Cristescu

4 10 2009

08.Ferice de cei milostivi 060387vs
09. Ferice de cei cu inima curata 130387vs
10.Ferice de facatorii de pace 200387vs
11.Ferice de cei prigoniti din cauza neprihanirii 270387vs
12.Concluzii 030487vs
1.Credinta 100487vs
2.Cartea 010587vs
3.Meditatia Biblica 080587vs
4.Rugaciunea 150587vs
5.Nevoia 220587vs
6.Scopul rugaciunii 290587vs
7.Experienta 050687vs
8.Hristos si eu 120687vs
1.Blestemul 090988vs
2.Pedeapsa 071088vs
3.Calea lui Cain 141088vs
4.Nimicirea 211088vs
5.Criteriile dreptatii 281088vs
6.Alegerea 041188vs
7.Suferinta 111188vs
8.Originea suferintei 181188vs
9.Scopul suferintei 251188vs
10.Judecata de apoi 021288vs
1.Destinatia 201089vs
2.Destinul initial si destinul final 271089vs
3.Destinul individual si destinul global 031189vs
4.Alegerea destinului 101189vs
5.Ratarea destinului 171189vs
6.Iuda Iscarioteanul 241189vs
7.Ceasul destinului 011289vs
02.Caracterul Legi 190190vs
01.Pacatul 050190vs
03.Scopul Legi 260190vs
04.Porunca intai 020290vs
05.Pornuca a II-a 230290vs
06.Porunca a III-a 230390vs
07.Porunca a IV-a 060490vs
08.Porunca a V-a 130490vs
09.Porunca a VI-a 270490vs
10.Porunca a VII-a 110590vs
11.Porunca a VIII-a 250590vs
12.Porunca a IX-a 010690vs
13.Prorunca a X-a 150690vs
14.Functiile Legii 230690
001
010
020
030
031
039 Intro
040 pe Cine cunosti
050 A nu face rau nu inseamna a face bine
060 Neprihanirea si moralitatea
070 Faptele, mantuirea si condamnarea
078 Slujirea este ca exercitiul fizic
080 Pacatosi din nastere
090 D nu ia in socoteala ca ne-am nascut pacatosi
110 Pacatul naste pacatele
100 Pacatuim pt ca suntem pacatosi si nu invers
120 Oricine traieste despartit de D, traieste in pacat
129
130
031
140
150
160
170
180
190
200
210
220 230
228
239
240 Convertirea, lucrarea DS
250 Convertirea, schimbarea vietii
260 Convertirea, o lucrare continuua
269 Pocainta
270 Pocainta este departare de pacat
280 Asa cum sunt
290 Intai primeste pocainta si apoi iertarea
299 Iertarea
300 Intristarea dupa lume si dupa D
310 Pacatul de neiertat
320 Iertarea este pentru cel ce o primeste
320 Iertarea este pentru cel ce o primeste
330 Iertare nelimitata, acceptare limitata
331 final
339 intro
340
350 D iarta pacatosi, nu pacate
360 Pacatul nu poate fi iertat
369 intro
370 Isus a murit pentru pacatele noastre
371 Armando si Juan
380 D ramane drept iertand pe pacatos
390
390
400
408 Intro
409 Siguranta mantuirii
410 A ramane cu Isus
420 Permanentizarea sigurantei mantuirii
430 Necesitatea asigurarii mantuirii
440 Pastreaza-te salvat
441 final
448 intro
449 recapitulare
450 Pacea precede biruinta
460
469 intro
470 Neprihanirea prin credinta este o experienta
480 Dedicarea nu este optionala
490 Studiul si rugaciunea sunt mijloacele partasiei
500 Studiul si rugaciunea nu implica obligatoriu partasia
501 final
509 Rugaciunea
549 Ascultarea
510 Obiectivul primar al rugaciunii este partasia
520 Obiectivul primar al studiului este partasia
530 Cauta pe Isus din dragoste
540 Descurajarea insuflata de greselile de comportament este legalism
541 final
549 Ascultarea
550 Ascultarea este un dar560 Ascultarea vine din launtru
570 Ascultarea e spontana
580 Ascultarea nu e prin straduinta
590 Ascultarea din afara este falsa
600 Cunoasterea conduce la ascultare
601 final
607 Intro
608 Legea
609 Lupta crestinului
610 Oricine traieste o viata crestina fara Hristos este legalist
620 Legea nu da putere pentru ascultare
629 Intro
630 Hristos, tinta legii
640 Faptele bune facute fara Isus sunt fapte rele
650 Scopul faptelor bune este de a aduce slava lui Dumnezeu
660 Adevarata credinta are adevaratele fapte
661 Final
662 Intro
669 Cresterea in credinta
670 Cresterea in credinta este cantitativa si nu calitativa
671 Final
679 Intro
680 Cresterea nu se face doar prin vointa
690 Crestere prin intelegerea slabiciunilor
700 Fara Hristos nu putem face nimic
709 Intro
710 Stana nu poate determina la pacat pe cei ce sunt in Isus
720 Dependenta vine din partasia zilnica
730 Sinele conduce la separarea de Dumnezeu
740 Dumnezeu nu leapada pe nimeni
749 Intro
750 Primul beneficiar al marturiei misionare este misionarul
760 Dorinta de a marturisi izvoraste natural
761 final
769 Intro
770 Fericirea apare prin slujirea altora
790 Solia misionara trebuie sa fie indreptatirea prin credinta
798 Intro
799 Ispita
800 Ispita tinteste despartirea de Dumnezeu
810 Ispita devine pacat in urma consimtirii in minte
830 Dumnezeu scapa din ispita pe oamenii evlaviosi
820 Isus a fost ispitit sa faca binele
840 Ispita se depaseste inainte de ceasul crizei
879 Intro
841 final
770 Fericirea apare prin slujirea altora
880
890 Perfectiunea poate fi o notiune periculoasa
899 Intro
900 Isus si Adam
910 Isus nu a avut avantaj in plus fata de noi
920 Isus a biruit ispita in modul in care si noi putem birui
930 Pacutul este respingator
940 Vom putea face ce Isus a facut
950 Mantuirea este o problema de refacere a relatiei
959 Final
1.Ce este matuirea 190589vs
4.Credinta si ascultarea 090689vs
3.Credinta si faptele 020689vs
2.Harul si credinta 260589vs
5.Dispensationalismul 160698vs
Avraam a vazut Ziua Mea 130189vs
6.Un singur lucru iti mai lipseste 230689vs
Babilonul 010788vs
Babilonul 010788vs
David – pacatul 030586sa
David – reabilitarea 310586sa
Elisei 310187sa
Estera, misionarul intelept 020188sa
Ilie 260486sd
Maria din Magdala 100688vs
Simeon 271286sd
Solomon, planul ratat 280686sd
Vaduva din Sarepta 030586sd
144ooo – 1.Viziunea istorica 020989sd
144ooo – 2.Viziunea Spiritului profetic 160989sd
144ooo – 3.Viziunea Biblica 021289sd





Predici cu Lucian Cristescu

2 10 2009

Botez 260987sd
Celelalte oi 040988sa
Criza in Sunem 200687sd
Fericirea in familie – Dialogul 300587saFericirea in familie – Rolul mamei 060687sdInainte de iarna 180889vs
Incercarea 190786sd
Lucrarea misionara medicala – Cine este aproapele meu 070287sd
Lumina lumii 050589vs
Mantuit prin credinta 170786sd
Nasterea din nou 180787sd
Noul testament si inalta critica (frag) 020586vs
Noi perspective 210190sd
O mie de cai 311287js
Ora parintilor – Rascumparati vremea 291186sa
Pilda celor zece fecioare 050889sd
Pilda viticultorilor 151088sa
Puterea semintei (frag) 230989sd
Rostirea soliei advente 030390sd
Sarea pamantului 280489sd
Scoala suferintei 180786vs
Sfanta Cina – Actul umilintei 040487sd
Voi atrage la Mine pe toti oamenii 240688vs
1.Dumnezeu iubeste un om dispretuit 150788vs
2.Dumnezeu iubeste un om pacatos 220788vs
4.Puterea de a renunta 050888vs
1.Iacov 081186sd
2.Avraam 151186sd
3.Isaac 221186sd
4.Ioan Botezatorul 210387sd
5. Isus 090587sd
6.Poporul advent 130687sd
01.Omenirea la index 250987vs
02.Rationalismul – Isus biruitorul 021087vs
03.Rationalismul – Curentul mitologist 091087vs
04.Rationalismul – Curentul istoricist 161087vs
05.Rationalismul – Dovezile nou testamentare 231087vs
06.Dubla natura – Invierea 301087vs
07.Dubla natura – Natura umana a lui Isus 061187vs
08.Dubla natura – Impotrivitorul 131187vs
09.Dubla natura – Intruparea 201187vs
10.Legea si rascumpararea 271187vs
11.Ispitirea – Ispita 051287vs
12.Ispitirea – Materialismul 080188vs
14.Ispitirea – Compromisul 220188vs
13.Ispitirea – Fanatismul 150188vs
15.Traditia – Lupta doctrinelor 290188vs
16.Traditia – Gnosticismul 050288vs
17.Traditia – Influentele gnosticismului in crestinism 120288vs
18.Legea – Legea si harul 190288vs
19.Legea – Forma si fondul legii 260288vs
20.Legea – Scopul Sabatului 040388vs
21.Legea – Semnul rascumpararii
22.Legea – Ziua soarelui
23.Legea – Lucrarea sabatica a lui Isus 010488vs
24.Legea – Domnul Sabatului 080488vs
25.Antropologie Biblica – Marturia Vechiului Testament 150488vs
26.Antropologie Biblica – Marturiile istoriei 220488vs
27.Antropologie Biblica – La sanul lui Avraam 290488vs
28.Antropologie Biblica – Gheena 060588vs
29.Antropologie Biblica – Duhul, sufletul si viata 130588vs
30.Antropologie Biblica – Spiritismul 200588vs
31.Ce sa fac cu acest Isus – Contemplarea si conformarea 270588vs
32.Ce sa fac cu acest Isus – Comuniunea 050688vs
32.Ce sa fac cu acest Isus – Comuniunea 050688vs
01. Imparatia harului 040786vs
02. Pilda semintei 110786vs
03. Pilda graului si neginei 270986vs04. Pilda datornicilor 031086vs
06. Pilda administratorului necredincios 181086sd
07. Pilda margaritarului de mare pret 311086vs
05. Pilda grauntelui de mustar 101086vs
08. Pilda comorii ascunse 141186vs
09. Pilda semanatorului – Langa drum si pe stanca 211186vs
10. Pilda semanatorului – Intre spini 281186vs
07.Ferice de cei insetati dupa dreptate 270287vs
13. Pilda minelor 090187vs
14. Pilda talantilor 240187sd
02.Dimensiunile afectiva, sociala, creativa si cognitiva 230187vs
01.Dimensiunea materiala 160187vs
12. Navala 020187vs
03.Dimensiunea spirituala 300187vs
04.Ferice de cei saraci in spirit 060287vs
05. Ferice de cei ce plang 130287vs
06.Ferice de cei blanzi 200287vs
07.Ferice de cei insetati dupa dreptate 270287vs





Discussione sull’articolo di Luigi Di Bianco: “Il Cardinale Carlo M. Martini risponde sul grande mistero del male”

24 09 2009

Caro Luigi

Ho letto con interesse il tuo ultimo articolo. [Grazie per avermi citato!]

L’insegnamento della religione nelle scuole (secondo me) non dovrebbe esserci, perché ruba spesso anche l’ultima chance ai bambini di amare Dio e la Chiesa. Il luogo per imparare questi insegnamenti non è la scuola ma la famiglia – in piccola età – e poi la chiesa (catechesi). Il tuo concepire Dio come despota non ti aiuta molto. Infatti, non c’è molto da fare, perché il limite fra credere e non credere è molto sottile, direi molto soggettivo (nel senso che è individualizzato). L’altra volta ti ho detto che il punto è questo: credere o non credere. Vorrei andare avanti con questo ragionamento dicendoti che il credere o non credere è determinato semplicemente dalla tua esperienza. Se una persona non ha vissuto l’esperienza con Dio, gli è facile trovare delle irregolarità o contraddizioni nella sua interpretazione della Bibbia e del Dio della Bibbia. Come per esempio questa tua ricezione di un Dio che ama vedere il sacrificio degli innocenti (animali o Cristo) che veramente sarebbe una cosa abominevole (se fosse vera). Invece, uno che ha esperienza di Dio, e sa che Dio non è così, ti può confermare in base alla sua percezione, che Dio è invece uno che preferisce (pur di salvare l’uomo) piuttosto immolare sé stesso che punire (giustamente) l’essere che non ubbidisce alla legge morale (che pure ogni uomo di buon senso ha nel suo profondo). Questo Dio è proprio l’opposto del Dio della tua teoria: non è un Dio che ama vedere il sangue altrui, ma che vuole salvare dando il suo sangue. Il sacrificio non è per soddisfare la sua sete di violenza, ma proprio per salvare l’uomo dalla violenza e dalla morte eterna. Cristo si sacrifica, sconfigge il male, il male è annientato per l’eternità, dunque niente più morte, niente più violenza. Purtroppo questo è il solo modo che esiste per farlo.

Ora, sapendo dall’inizio che la disubbidienza avrebbe portato l’umanità alla morte perché Dio non l’ha impedito in un certo qual modo? Prima di tutto il male c’era già perché Lucifero in cielo voleva spodestare Dio. Allora perché non l’ha eliminato prima di diffondere il suo veleno? Se Dio lo faceva significava che Dio temeva Satana e che in fondo in fondo forse questi aveva ragione. Sicuramente si sarebbe trovato un altro (o peggio, molti altri) a prendere il posto di Satana e continuare di combattere Dio e le sue verità “incontestabile”.

——————————————————————
Caro Liviu,

Grazie per le tue riflessioni.

Dici giustamente che credere e non credere è determinato semplicemente dall’esperienza. Quindi concordi con me che non abbiamo libertà di credere o non credere.

Per quanto riguarda “… tua ricezione di un Dio che ama vedere il sacrificio”:

io non credo in un Dio che ama i sacrifici. Il mio non è un Dio Persona. Dico solo che il Dio della Bibbia ama i sacrifici. Dal mio articolo: Nella Bibbia, nel Levitico, 1-7, sono descritti in dettaglio i vari tipi di sacrifici, le modalità rituali e persino le tariffe sacerdotali. Il Signore gradisce molto i sacrifici e in modo particolare il profumo della carne cotta: la frase “ … sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore ” è ripetuta ben sei volta nel Levitico, 1-3.

Forse mi dirai che questo è solo un linguaggio simbolico …

Più avanti dici:
“Dio è invece uno che preferisce (pur di salvare l’uomo) piuttosto immolare sé stesso che punire (giustamente) l’essere che non ubbidisce alla legge morale”

Mi dispiace, ma questa idea di Dio è, per me, assolutamente inadeguata. E’ un Dio che agisce con le passioni e la psicologia umana e non è perfetto. Perché non è perfetto?

In base a quanto tu dici Dio agisce per raggiungere uno scopo, un obiettivo finale: la salvezza dell’uomo. Ma avere un obiettivo significa tendere al raggiungimento di qualcosa che non si ha.

Ora, per definizione, un Ente è perfetto quando non manca di niente, ne consegue che il tuo Dio-Padre, sarà pure amorevole, ma non è perfetto.

Il Dio in cui io credo è invece assolutamente perfetto, onnisciente e onnipotente.

Ancora più avanti scrivi:

“Cristo si sacrifica, sconfigge il male, il male è annientato per l’eternità, dunque niente più morte, niente più violenza.”

Purtroppo non mi sono accorto che il male è stato sconfitto 2000 anni fa. Il male sulla terra c’era prima di Cristo e continua ad esserci dopo Cristo … anzi ! Proprio in nome di Cristo sono stati perpetrati atti di violenza impensabili.

Poi scrivi:

“ho l’impressione che questa appacificata rassegnazione non porti a qualcuno una vita serena e tanto meno felice.”

In questo caso, non hai capito il contesto dell’espressione ‘appacificata rassegnazione’. Nella mia prospettiva, l’appacificata rassegnazione (o accettazione) è solo la risposta alla sofferenza e al dolore.

Non è la regola di vita. La mia idea di serenità e felicità deriva dalla percezione dell’unitarietà della Natura e dal sapere che niente accade al mondo che non sia il volere di Dio. Almeno per me, questa percezione mi fa sentire in pace con me stesso, con gli altri e con tutto l’Universo. E’ questa la felicità? Dipende da cosa s’intende per felicità. Riprendo la mia definizione di felicità dal mio primo articolo su Positanonews: “ La felicità è una condizione di gioiosa serenità, di contentezza tranquilla ma pervasiva, che nasce da una condizione mentale di armoniosa unione del mio ‘io’ con me stesso, con gli altri, con la natura, con il Tutto. ” Se questa è la felicità, sì, allora io sono felice.





Predici cu past. Lucian Cristescu

24 09 2009




Predici cu Lucian Cristescu

24 09 2009




Ăștia nu-z oameni!

19 09 2009

Eu si tu, tu si eu … cu tiru nostru spiritual când trecem peste ăla cu tiribișca. Ăștia sunt dinozauri spirituali da’ nu-z oameni!

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Abram si Babilonul (Lucian Cristescu)

12 09 2009

Prelegeri crestine cu past. Lucian Cristescu

1. Abram abram
2. Babilonul Babilonul





Dio e l’origine del male – risposta (parte II)

6 09 2009

La visione antropocentrica della realtà (antropocentrismo che definirei come un teocentrismo ‘applicato in terra’ poiché l’uomo è immagine di Dio) è, secondo me e soprattutto secondo la Bibbia, giustificabile inizialmente solo riguardo alla realtà terrena, in quanto l’uomo è creato come centro del suo universo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua assunzione alla destra del Padre (con il suo corpo umano spiritualizzato) l’uomo non è unicamente centro dell’universo proprio ma diventa addirittura centro dell’Universo di Dio.

La questione della teodicea non è un problema semplice da spiegare per la nostra mente limitata da una visione unilaterale. Eppure possiamo dire che il male è arrivato nel mondo non come opera di Dio, ma come opera del maligno che è una creatura (non un dio cattivo contrapposto al Dio buono). L’uomo è stato ingannato dall’astuzia di Satana e ora tutto il male nel mondo ha origine NON in Dio, che è solo amore, ma in Satana, che inizialmente era in una posizione importante fra gli angeli di Dio, ma che poi, a causa della sua corruzione (desiderava occupare il posto di Dio) è stato espulso dalla presenza di Dio.

Ora, se Dio, attraverso suo Figlio ha ottenuto la vittoria sul male e il maligno, come mai c’è ancora il male nel mondo? La Sua vittoria è difettosa? Con la croce Gesù Cristo ha schiacciato la testa del serpente come profetizzato in Genesi. La vittoria è stata completa, però Lui non è tornato ancora a prendersi il suo regno. Il suo regno è uno di pace e di giustizia che NON è ancora attuato sulla terra. Il principe di questa terra (cioè Satana) e il suo operato non è stato ancora annientato. Il regno di Dio verrà con la distruzione della terra contaminata dal peccato e l’instaurazione di una nuova creazione, ripristinata, come agli inizi l’Eden. Fino allora il male ci sarà nel nostro mondo … e anche in abbondanza soprattutto nei tempi ultimi. C’è da aggiungere questo: anche se il male regna ancora nel mondo, sono molti i mali che Dio impedisce. Con la sua malvagità, Satana avrebbe ormai distrutto il nostro pianeta. Lo stesso libro di Giobbe e anche l’Apocalisse (7: 1-3) svela come Satana non può fare veramente tutto ciò che gli passa per la testa.

Il mito della giustizia retributiva su questa terra è smontato dal libro di Giobbe. Nel caso di Giobbe la sua sofferenza è una prova ma attenzione, non è un male mandato da Dio ma da Satana (con il permesso di Dio) che trasforma il male in una prova. Anche i Salmi rivelano che molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano (per ora). Questa non è una retribuzione giusta ma il risultato di un mondo imperfetto, una conseguenza della presenza del peccato qua giù. Dio punirà il peccato solo alla fine. È ovvio, quando un uomo malvagio oltrepassa un certo limite, gli può arrivare addosso il giudizio di Dio in modo anticipato. È altrettanto vero tuttavia che Dio è il grande Artista che usa il male prodotto da Satana per impartire lezioni ai suoi amati. Non vuol dire che Satana è il suo alleato ma semplicemente che un male può diventare nelle mani di Dio uno strumento di salvezza per correggere, fortificare la fede, o intensificare il bisogno di Dio che altrimenti non sarebbe avvertito. Le altre sciagure sono mali non necessari né per punire, né per qualche scopo pedagogico. Sono semplicemente ‘fuoriuscite’ di una natura che è in attesa di essere redenta insieme all’uomo (Romani 8: 19-23) oppure sono le opere di Satana che influisce sui meccanismi della natura e degli ingegni umani per fare del male.

Abramo è un caso speciale nella Bibbia. Infatti, è unico. Abramo è il simbolo di Dio che dovrà lasciar uccidere suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Nella sua provvidenza, Dio ha scelto un uomo giusto che doveva annunciare il grande piano di salvezza nel mondo pagano e quello dell’avvenire. Dio lo mette alla prova (pur sapendo che l’esito sarà positivo), per annunciare attraverso lui e il suo figlio la salvezza all’umanità. Una prova tremenda, ma questo sacrificio di Isacco era il tipo del sacrificio di Cristo (antitipo). E non era uno scherzo, anzi era la cosa più seria per l’umanità.

Se si ama Dio, abbiamo fede in Lui. Se abbiamo fede in Lui potremmo aspettare con fiducia la redenzione escatologica di Gesù Cristo. Il molteplice e il divenire che sono i nostri attributi si uniranno con l’Uno, l’Unico, il Semplice, che comprende in Sé tutte le cose, permeandole con il suo grande Amore. Nondimeno possiamo fare questo sin da adesso, qualora lasciassimo Cristo vivere in noi. Il nostro essere diventa semplice (con un solo centro in Cristo) senza duplicità o ipocrisia, in unità con il Datore della vita, dell’amore e della pace.





Valentin Danaiata

2 09 2009

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Sfintenia – relatii intime in familie

24 08 2009

Despre relatiile intime in casatorie, past. Iacob Coman.


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Commento all’articolo “DIO e l´origine del MALE” di Luigi Di Bianco (parte I)

16 08 2009

La visione antropocentrica della realtà (antropocentrismo che definirei come un teocentrismo ‘applicato in terra’ poiché l’uomo è immagine di Dio) è, secondo me e soprattutto secondo la Bibbia, giustificabile inizialmente solo riguardo alla realtà terrena, in quanto l’uomo è creato come centro del suo universo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua assunzione alla destra del Padre (con il suo corpo umano spiritualizzato) l’uomo non è unicamente centro dell’universo proprio ma diventa addirittura centro dell’Universo di Dio.

La questione della teodicea non è un problema semplice da spiegare per la nostra mente limitata da una visione unilaterale. Eppure possiamo dire che il male è arrivato nel mondo non come opera di Dio, ma come opera del maligno che è una creatura (non un dio cattivo contrapposto al Dio buono). L’uomo è stato ingannato dall’astuzia di Satana e ora tutto il male nel mondo ha origine NON in Dio, che è solo amore, ma in Satana, che inizialmente era in una posizione importante fra gli angeli di Dio, ma che poi, a causa della sua corruzione (desiderava occupare il posto di Dio) è stato espulso dalla presenza di Dio.
Ora, se Dio, attraverso suo Figlio ha ottenuto la vittoria sul male e il maligno, come mai c’è ancora il male nel mondo? La Sua vittoria è difettosa? Con la croce Gesù Cristo ha schiacciato la testa del serpente come profetizzato in Genesi. La vittoria è stata completa, però Lui non è tornato ancora a prendersi il suo regno. Il suo regno è uno di pace e di giustizia che NON è ancora attuato sulla terra. Il principe di questa terra (cioè Satana) e il suo operato non è stato ancora annientato. Il regno di Dio verrà con la distruzione della terra contaminata dal peccato e l’instaurazione di una nuova creazione, ripristinata, come agli inizi l’Eden. Fino allora il male ci sarà nel nostro mondo … e anche in abbondanza soprattutto nei tempi ultimi. C’è da aggiungere questo: anche se il male regna ancora nel mondo, sono molti i mali che Dio impedisce. Con la sua malvagità, Satana avrebbe ormai distrutto il nostro pianeta. Lo stesso libro di Giobbe e anche l’Apocalisse (7: 1-3) svela come Satana non può fare veramente tutto ciò che gli passa per la testa.

Il mito della giustizia retributiva su questa terra è smontato dal libro di Giobbe. Nel caso di Giobbe la sua sofferenza è una prova ma attenzione, non è un male mandato da Dio ma da Satana (con il permesso di Dio) che trasforma il male in una prova. Anche i Salmi rivelano che molti innocenti soffrono e molti malvagi prosperano (per ora). Questa non è una retribuzione giusta ma il risultato di un mondo imperfetto, una conseguenza della presenza del peccato qua giù. Dio punirà il peccato solo alla fine. È ovvio, quando un uomo malvagio oltrepassa un certo limite, gli può arrivare addosso il giudizio di Dio in modo anticipato. È altrettanto vero tuttavia che Dio è il grande Artista che usa il male prodotto da Satana per impartire lezioni ai suoi amati. Non vuol dire che Satana è il suo alleato ma semplicemente che un male può diventare nelle mani di Dio uno strumento di salvezza per correggere, fortificare la fede, o intensificare il bisogno di Dio che altrimenti non sarebbe avvertito. Le altre sciagure sono mali non necessari né per punire, né per qualche scopo pedagogico. Sono semplicemente ‘fuoriuscite’ di una natura che è in attesa di essere redenta insieme all’uomo (Romani 8: 19-23) oppure sono le opere di Satana che influisce sui meccanismi della natura e degli ingegni umani per fare del male.

Abramo è un caso speciale nella Bibbia. Infatti, è unico. Abramo è il simbolo di Dio che dovrà lasciar uccidere suo Figlio per la salvezza dell’uomo. Nella sua provvidenza, Dio ha scelto un uomo giusto che doveva annunciare il grande piano di salvezza nel mondo pagano e quello dell’avvenire. Dio lo mette alla prova (pur sapendo che l’esito sarà positivo), per annunciare attraverso lui e il suo figlio la salvezza all’umanità. Una prova tremenda, ma questo sacrificio di Isacco era il tipo del sacrificio di Cristo (antitipo). E non era uno scherzo, anzi era la cosa più seria per l’umanità.

Se si ama Dio, abbiamo fede in Lui. Se abbiamo fede in Lui potremmo aspettare con fiducia la redenzione escatologica di Gesù Cristo. Il molteplice e il divenire che sono i nostri attributi si uniranno con l’Uno, l’Unico, il Semplice, che comprende in Sé tutte le cose, permeandole con il suo grande Amore. Nondimeno possiamo fare questo sin da adesso, qualora lasciassimo Cristo vivere in noi. Il nostro essere diventa semplice (con un solo centro in Cristo) senza duplicità o ipocrisia, in unità con il Datore della vita, dell’amore e della pace.
Liviu Anastase





Si nici nu mi-e dor sa-l vad!

5 08 2009

Cum de nu a fost inecat satana de potop? Raspuns dat de profesor teolog Aron Moldovan :arrow: sinicinumiedorsalvad
BiboMedia.com





Decalogul: porunca 10 (episodul 25)

20 07 2009

Prelegeri despre Decalog sustinute de past. Nicu Butoi.
Descarcati :arrow:
po10p25





Decalogul: porunca 9 (episodul 24)

20 07 2009

Prelegeri despre Decalog sustinute de past. Nicu Butoi.
Descarcati aici :arrow:
po9p24





Decalogul: Poruncile 8-9 (episoadele 20-23)

18 07 2009

Prelegeri despre Decalog sustinute de past. Nicu Butoi.
Descarcati :arrow:
po8p20
po8p21
po9p22
po9p23

past. Nicu Butoi





Decalogul: porunca 7 (episodul 19)

14 07 2009

Prelegeri sustinute de past. Nicu Butoi.
:arrow: Porunca19
s





Decalogul: porunca 7 (episodul 18)

14 07 2009

Prelegeri sustinute de past. Nicu Butoi.
Descarcati aici :arrow: po18
s





Il “libero arbitrio”: dialogo con Luigi Di Bianco

22 06 2009

Sei libero di scegliere il tuo destino? O è tutto predeterminato?

Caro Luigi,
Interessante il tuo articolo!

Ecco la mia opinione leggermente da un’altro punto di vista:
Dici: Il pensiero è un sistema interamente deterministico dove il risultato, come nel mondo fisico, dipende esclusivamente dalle cause precedenti … ma tutto ha un inizio. Da qui l’importanza del processo educazionale e la costruzione di un buon carattere. L’ambiente e le condizioni di vita condizionano il comportamento futuro, ma la capacità decisionale non manca (del tutto). Direi con Leibnitz che l’uomo non è libero del tutto, o è libero in misura in cui le sue scelte (cosciente o no) l’hanno portato ad avere (o meno) una certa libertà. Invece di costruirsi una conoscenza (Cacciari) direi che l’uomo realizza per sé, come detto prima, un carattere. Ogni giorno si aggiorna questa eredità umana (ereditata dai genitori e dalle sue scelte passate) che poi determinerà le scelte venture. Gli animali sono determinati da leggi (istinti) che influiscono anche il comportamento umano. L’uomo ha gli istinti ma ha anche il carattere in quanto essere spirituale. Il giudizio universale ha così un senso. Altrimenti il giudizio sarebbe una grande farsa, e casomai l’oggetto del giudizio potrebbe essere Dio stesso, se l’uomo non può essere libero e responsabile. Cioè sarebbe Dio a giustificarsi davanti all’uomo perché uno è salvato e l’altro è perduto (per eternità fra altro, senza possibilità di rivincita). E tutta la causa è in Dio! Dunque, la predestinazione del grande Agostino sarebbe da rivisitare. Dio ci ha predestinati alla salvezza (Giovanni 3: 16); nessuno è escluso. La sua è solo una prescienza del vissuto umano cioè Dio sa cosa io deciderò in futuro, perché tutto è davanti agli occhi di Dio come se fosse presente ora. Dio è un visionario. Dio è provvido perciò la casualità non esiste. (La causalità invece esiste perché una legge istituitasi con la creazione del mondo). Investe tutto nell’uomo per salvarlo e non è nemico della sua stessa redenzione e il suo stesso sacrificio in croce, predestinando alcuni alla morte spingendo in tal modo l’uomo con tutti i mezzi alla dannazione. Questo è infatti il comportamento del grande nemico satana. Attribuire il carattere satanico a Dio non mi sembra molto elegante e coretto. La dottrina fatalista della predestinazione fa questo sacrilegio!

——————————————

Grazie caro Liviu per il tuo commento che ho apprezzato moltissimo.

Capisco perfettamente il tuo punto di vista e credo che il tuo ragionamento sia perfettamente logico nella prospettiva teleologica del Giudizio universale.

Il mio ragionamento invece è libero dal condizionamento di dover giustificare il Giudizio universale perché non credo in questo evento finale.

Tu sostieni che l’uomo ha una qualche libertà di formarsi un certo carattere.

Non sono molto d’accordo.

Il carattere di una persona, secondo me, è determinato dallo stato elettrochimico, in un certo momento, del complesso di miliardi di neuroni e trilioni di sinapsi del suo cervello.

La modifica nel tempo dello stato del cervello di questa persona dipende, in maniera deterministica, solo dalle cause precedenti.

Ti faccio un esempio personale. Da qualche mese ho cominciato a studiare Spinoza e questo senz’altro ha modificato e sta modificando il mio carattere.

Perché ho cominciato a studiare Spinoza? Perché mio figlio tempo addietro mi ha regalato il libro “Come io vedo il mondo” di Einstein dove ho trovato la frase “Credo nel Dio di Spinoza”.

Perché mio figlio mi ha fatto questo regalo? Perché all’università aveva studiato la teoria della relatività ed era rimasto affascinato dalla figura di Einstein.

Come mai ha studiato la teoria della relatività? Perché seguiva la facoltà di fisica.

Perché seguiva la facoltà di fisica? …. Come vedi potrai andare indietro all’infinito fino alla “causa prima”.

Dov’è la mia libertà di formarmi un carattere? Se invece di fisica mio figlio avesse seguito i corsi di filosofia ora forse sarei un seguace di Kant.

Questo è solo un esempio stupido … Ma dov’è la liberta di formarsi un carattere per un povero bambino nato e cresciuto in una favelas brasiliana, alla mercé dell’ignoranza, della violenza, della povertà?
Spero che mi vorrai bene lo stesso anche se non concordiamo su tante cose J

Un abbraccio
Luigi

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Caro Luigi

Il consenso non fa crescere come il dibattito in contradditorio.
In fondo, non è che non riconosco un certo determinismo naturale (oppure la legge causa-effetto). Tu invece mi sembri troppo radicale in questo. La tua lettura di Spinoza la vedo piuttosto come un’occasione (non un obbligo) o un percorso predeterminato di cui tu non possa fare a meno. Tu, nonostante le priorità e i gusti del tuo figlio, potresti ovviamente scegliere un’altra via (quella di leggere Kant) anche se ti manca la predisposizione necessaria che determini in te un tale cambiamento.
Le circostanze non sono che occasioni o suggerimenti, che ci indirizzano verso una metà a un certo punto della nostra vita.

Io, che sono un credente, penso che tutte queste circostanze, sono previste nella provvidenza di Dio, vale a dire, sono semplici occasioni fatte su misura di ciascuno (e per tutti in una rete di eventi) congegnati in modo onnisciente e preparati a posta per la nostra crescita. Sta a noi prendere sul serio queste opportunità. Così, accogliere la provvidenza divina si trova sulla stessa linea con l’esercizio del libero arbitrio (e dunque non è in un rapporto di contraddizione).

Un caro saluto
Liviu





Decalogul: porunca 5 si 6 (episoadele 14,15,16)

22 06 2009

po5p14 Porunca 5 (p.14)
po5pa15 Porunca 5 (p.15)
po5-6.p16 Porunca 5,6 (p. 16)

s





Canta Hrusca-n perna

15 06 2009

Hruscanperna Simpaticul domn Iacob Coman povestete (de) cand ii canta Hrusca-n perna.





Dialogo con Luigi Di Bianco sullo scorrere del tempo

8 06 2009

Caro Luigi

Purtroppo non sono così bravo in fisica da poter valutare bene questo scritto da cui sembra di capire che, infatti, il tempo non esiste, ma solamente un certo “presente” continuo. Così, il problema del divenire rimane irrisolto. Anche se succedesse in tempi diversi (secondo la percezione della pluralità dei mondi) il mutamento delle cose è ‘registrabile’ non necessariamente dagli esseri ma anche dalle macchine. I Milesi sono i primi a porsi questo problema: cioè come mai le cose cambiassero di forma, nella qualità e negli effetti reciproci (per loro la spiegazione era semplicemente che il cambiamento è dovuto alla graduale condensazione e rarefazione della materia del mondo). Se il tempo veramente sarebbe inesistente, o un eterno presente, tutto sarebbe immutabile, inclusi gli uomini. Tutto nell’universo sarebbe un essere puro o addirittura un non-essere. In questo modo tutto sarebbe un’apparenza dell’essere. La scuola eleatica parla dell’essere perfettamente uguale in ogni ente. Dunque, si esclude l’alterazione qualitativa negli esseri. (Parmenide nega ogni realtà indipendente tanto allo spazio quanto al tempo). Sembra un tentativo fantastico ma forse dà un’idea della uniformità del tempo, anche se percepito ‘con ritardo o anticipo’ da disparati enti. Oppure, peggio, infirma la teoria che il passato ed il futuro esistono permanentemente, poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.
Poi, in quello che dice Severino potrei delineare una parte vera: l’essere è eterno, ma questo è l’Essere che ha in sé l’essenza dell’essere. Un essere limitato in tempo non può essere eterno, perché il declino e il non-essere lo soppianta.

Caro Liviu

Innanzitutto grazie di cuore per avermi dedicato parte del tempo prezioso.

Riflettendo sui tuoi commenti mi sono reso conto che la mia tesi ha ancora dei punti importanti da chiarire.

Ma prima vorrei precisare alcune cose che forse non erano ben chiare nell’articolo.

Non dico che il tempo ‘non esiste’ ma solo che il tempo è indissolubilmente legato allo spazio nello spaziotempo quadridimensionale, che secondo alcuni, fra cui Einstein, è stabile e immutabile.

Nello spaziotempo statico e immutabile esistono, realmente, sia l’evento del mio aprire la tua e-mail qualche momento fa sia l’evento del mio cliccare il bottone “invia” fra qualche minuto. Ambedue gli eventi sono sulla mia “wordline” (sequenza di eventi nel tempo relativi al mio corpo). In particolare, la “worldline” delle mie cellule cerebrali cioè la successione nella memoria degli eventi nello spaziotempo contiene, ora, la registrazione del mio aprire la tua e-mail ma non contiene ancora la registrazione del secondo evento “invio”. Solo quando la coordinata tempo delle mie cellule cerebrali sarà più grande della coordinata tempo dell’evento (preesistente) “invio” allora la mia coscienza registrerà l’evento in memoria. Quindi è solo nella mia coscienza che gli eventi accadono e le cose mutano in continuazione; nella realtà gli eventi e le cose mutate sono già lì prima che vengano registrati nelle coordinate spaziotempo dalla nostra coscienza. La domanda a cui al momento non so dare una risposta è: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?”

Qui entro in crisi!

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è la frase:

“ … poiché questo implicherebbe definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico indifferente (Parmenide), ciò che non corrisponde al vero.”

In effetti definire l’essere come un tutt’uno, un unico corpo cosmico è quello che ha cercato di fare Spinoza (oltre che Parmenide). La differenza fra Spinoza e Parmenide sta forse nell’aggettivo “indifferente ” . Per Spinoza l’ unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Caro Luigi

Dicevo che sembra che il tempo non esista nel senso che pare (detto in modo semplicistico) passato, presente, futuro tutto insieme. Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile. Il tempo è solo uno scorrere convenzionale, scandito da noi con unità di misura temporali (derivanti giustamente anche da segnali oggettivi cosmici come il calar del sol o il movimento della luna nel cielo). Da qui la distinzione che tu fai dicendo che lo scorrere del tempo è registrabile solo dalla nostra coscienza (dunque è un tempo interiore). La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento? Guardare una rappresentazione grafica di uno svolgimento temporale è un’illusione della nostra coscienza o un dato empirico incontestabile? Io rispondevo qui con una parola: il divenire delle cose. Forse così si potrebbe rispondere alla tua domanda: “Cosa si muove per far si che la nostra coscienza raggiunga un evento con una coordinata tempo più grande?” Il divenire mostra dei mutamenti nelle cose e i mutamenti producono cambiamenti di percezione che si imprimono nella coscienza come cambiamenti di stato nella nostra immagine della realtà.

Per Spinoza l’unico corpo cosmico non è indifferente ma deriva necessariamente (con libera necessità) dalla Sostanza unica, eterna e perfetta. Non credo che si possa dimostrare che “ciò non corrisponde al vero.”

Sono d’accordo con te! Ma si parla pur sempre di una derivazione di essenza, non della stessa Sostanza unica che incorpora tutto l’universo. La teoria che ritenevo insufficiente era la definizione del tutto (creato e increato) come una Sostanza unica (indifferente o meno). La derivazione implica una discontinuità ontologica fra le essenze (o sostanze). L’essenza di Dio è differente dell’essenza degli esseri derivanti da Dio. Spinoza dice che soltanto Dio esiste e agisce per sola necessità della sua natura perché solo Dio è causa libera. E “dalla necessità della natura divina devono derivare infinite cose, in infiniti modi” perché “la sostanza assolutamente infinita è indivisibile.” (osservare come non si tratta di un frazionamento della sostanza ma di una derivazione di sostanza). Quindi, l’essere non è una cosa unica (aggiungo: che poi magari dovrebbe definire il tempo in modo univoco e indistinto). In questo vedo io la differenza tra Parmenide e Spinoza. Il primo crede nel corpo unico (indifferente) e il secondo in una Sostanza unica da cui derivano altre infinite cose (sostanze). In fondo, anche il cristianesimo porta questa grande novità: è una re-ligione della persona. Una religione della relazione personale. Questo implica più persone, più ipostasi, più modi o forme d’essere, più essenze che sono: Causa prima (Dio) e cause seconde (gli uomini).
La Bibbia dice: per Dio un giorno sono come mille anni, per l’uomo tutti i giorni sono uguali. Aggiungo ora un’ultima cosa. Sappiamo che per l’uomo, la recezione del tempo dipende dall’intensità del provato: lo stesso intervallo in condizioni (sensazioni) diverse si dispiega in modo incongruente. Questo indica il fatto che siamo esseri spirituali e che viviamo nel tempo dello spirito. Possiamo vivere momenti nel nostro spirito interno o nel Spirito divino esterno. Possiamo vivere momenti di felicità esistenziale o di contemplazione del divino. A seconda del modo di vivere i momenti si possono intrecciare, accorciare, sovrapporre. Allora diceva bene Agostino che il tempo “è un’estensione dell’anima”!

Caro Liviu

Scrivi:
“Certo che il tempo è stabile & immutabile (visto dall’esterno della nostra percezione). Per noi invece e le nostre coscienze in evoluzione il tempo è instabile e mutabile.”

Siamo sostanzialmente d’accordo. Il tempo è percepito da noi umani come instabile e mutabile ma questa percezione non corrisponde alla realtà (stabile e immutabile). Secondo me per trovare la Realtà stabile e immutabile non occorre andare oltre la Natura. L’universo fisico quadridimensionale può contenere tutti gli eventi passati, presenti e futuri in un blocco stabile ed immutabile di spaziotempo. Questa è la mia impressione.

Più avanti scrivi:
“La mia domanda è: come mai… che non solo noi, (esseri coscienti che registriamo il passaggio del tempo) ma anche una macchina da presa per esempio registra il mutamento?”

Ho cercato di vedere la differenza di comportamento fra cervello umano e macchina da presa nella registrazione di un mutamento (una lampadina spenta che all’improvviso si accende).

Ho disegnato il seguente diagramma spaziotempo. Lo spazio è rappresentato sull’asse orizzontale e il tempo sull’asse verticale. Chiaramente questa è un semplificazione della realtà nel senso che lo spazio dovrebbe essere definito da tre coordinate (x,y,z) mentre in questo diagramma tutto lo spazio è rappresentato dalla sola coordinata x. Ma questo non cambia il senso del discorso.

diagramma

Nel diagramma sono considerati tre oggetti fermi (stazionari uno rispetto all’altro) posizionati ad opportune distanze l’uno d’altro. Abbiamo una lampadina inizialmente spenta, una macchina da presa ed un cervello umano con il suo sensore (l’occhio). Siccome i tre oggetti sono fermi, la loro posizione non cambia nel tempo. Ciò è rappresentato nel diagramma dalle linee verticali (per esempio: la lampadina è nel punto spaziale x1 al momento t1, al momento t2 ed anche al momento t3, quindi è ferma). La linea rossa rappresenta la storia della lampadina nello spaziotempo e si chiama “worldline” della lampadina. Similmente esiste una worldline (azzurra) della telecamera ed una worldline (verde) del cervello. Sono rette verticali perché la telecamera ed il cervello non si muovono nello spazio.

Inizialmente, diciamo al tempo t0, la lampadina è spenta e tutto è fermo. Ad un certo momento però si verifica un mutamento: al tempo t1 la lampadina si accende per un attimo. In altri termini, nello spaziotempo di coordinate x1,t1 si verifica un evento che ho chiamato E1. A seguito dell’evento, un impulso luminoso parte dal punto nello spazio di coordinata x1 e, viaggiando alla velocità della luce, si diffonde nello spazio circostante. Le due linee gialle che si dipartono dall’evento E1 delimitano il cono di luce che si diffonde a partire dall’evento.

Per raggiungere la telecamera l’impulso luminoso impiega un certo tempo. Può essere qualche nanosecondo se consideriamo la sorgente luminosa sulla terra (una lampadina) o qualche milione di anni luce se la sorgente luminosa è l’esplosione di una supernova nello spazio. Il discorso non cambia.

Quando il raggio luminoso interseca la wordline della telecamera si verifica un secondo evento: l’evento E2.

Un evento è “un fatto” che si verifica in certo punto dello spazio ed in un certo momento. Ora sappiamo che E2 si verifica nel punto dello spazio x2 e al tempo t2, ma qual è “il fatto” che si verifica? Ovviamente la registrazione dell’immagine della lampadina accesa sulla pellicola o nella memoria della telecamera.

Il cervello umano ed il suo sensore di luce si trovano ad una distanza maggiore. L’impulso luminoso impiega quindi un tempo maggiore. L’evento E3, memorizzazione dell’immagine della lampadina accesa nel cervello, si verifica nello spaziotempo x3,t3.

Non esiste alcuna differenza fra il meccanismo di registrazione nella videocamera e di registrazione nel cervello.

In conclusione, hai ragione, è proprio così: “ non solo noi, ma anche una macchina da presa registra il mutamento”

E allora? Questo prova che esiste un mutamento della struttura dello spaziotempo quadridimensionale (fuori dalla nostra portata sensoriale) in esame? Assolutamente no. Il blocco di spaziotempo preso in considerazione rimane invariato: esso comprende la lampadina spenta, l’evento E1 (lampadina accesa), l’evento E2 (registrazione nella videocamera) e l’evento E3 (registrazione nel cervello).

Lo spaziotempo stabile e immutabile può essere immaginato come un blocco di ghiaccio, gli eventi come piccole bolle d’aria imprigionate nel ghiaccio.

Interessante e dettagliata la descrizione degli eventi nello spaziotempo con il metodo dei diagrammi di Minkowsky!